"Sempre meglio che lavorare" ma "grazie ai genitori": i The Pills arrivano al cinema

13 gennaio 2016 ore 18:55, Micaela Del Monte
Sono nati sul web, cresciuti in tv e ora sono "finiti" al cinema. I The Pills stanno infatti per arrivare nelle sale di tutta Italia dopo il loro enorme successo su Youtube e poi alla Rai.

Grazie ai loro cortometraggi, fotografie nitide della vita dei trentenni di oggi, Luca Vecchi, Matteo Corradini e Luigi Di Capua hanno raggiunto il cuore (e i pc) di migliaia di persone, coinvolgendo a volte personaggi famosi come Alessandro Florenzi (centrocampista della Roma), Giancarlo Magalli e attori come Luca Argentero, Claudio Santamaria e Giorgio Pasotti che hanno interpretato proprio il trio romano in una delle puntate della serie di video pubblicati sul web.

'Sempre meglio che lavorare' ma 'grazie ai genitori': i The Pills arrivano al cinema
I tre, si conoscono da sempre, sono cresciuti insieme sia nella vita che nel loro lavoro, nonostante per loro fare questi video è "sempre meglio che lavorare". Così infatti hanno deciso di intitolare il loro film in uscita al cinema il prossimo 21 gennaio. Scritto da Luca Vecchi e prodotto da Pietro Valsecchi ("mi chiedono dove vanno i milioni di Zalone: li investo nel cinema") e distribuito da Medusa la pellicola sarà distribuita in 350 sale. Oggi i tre hanno quasi trent'anni e nessuna intenzione di affrontare l'età adulta, soprattutto di entrare nel mercato del lavoro. Invece che impiegare il loro tempo alla ricerca del posto impossibile, macinando colloqui, preferiscono spendere la vita fumando sigarette, scolando caffettiere, mettendo sul tavolo - della cucina - dubbi esistenziali e lamenti di routine. Ognuno di loro ha una sfida: Luca, complice l'incontro con un'affascinante ragazza, si scopre irresistibilmente attratto dal lavoro, e in particolare dal sogno di aprire un "bangla", un negozio di casalinghi e alimentari di quelli che ci trovi tutto a poco prezzo. Matteo scopre che il padre cinquantenne (interpretato dal vero padre dell'attore) ha scoperto una vocazione artistica. Mette su Instagram i piatti del pranzo, poi gira la web serie "Idraulici". Luigi si ritrova affetto da una sorta di regressione, ripesca dall'armadio le vecchie t-shirt, frequenta adolescenti e partecipa perfino all'occupazione dello storico liceo romano Mamiani.

Ma in realtà questa è solo la trama (verosimilissima) del film:  “Nel 2008 una volta laureati eravamo in piena crisi: stare in ufficio otto ore al giorno per 300 euro ne valeva davvero la pena? Abbiamo cominciato con i The Pills, era un modo per realizzare i nostri sogni” ha raccontato Luigi “Luca voleva fare il regista, io lo sceneggiatore, Matteo il rapper, ma all’inizio non è stato facile. Andare a lavorare, cedere a quella tentazione durante gli anni di miseria avrebbe significato non fare più i The Pills, allora abbiamo fatto quadrato. Se qualcuno fosse andato a lavorare avrebbe rotto l’incantesimo”. 

"Abbiamo voluto raccontare i nostri inizi, quando dopo la laurea, trovando solo lavori dove per 8 ore al giorno ti davano 300 euro al mese, abbiamo deciso di fare le cose che ci piacevano, con i video girati in cucina - ha spiegato Luigi Di Capua -. All'inizio eravamo alla miseria, ma mollare e andare a lavorare avrebbe voluto dire rinunciare in qualcosa in cui credevamo".  "Siamo andati avanti grazie all'aiuto dei genitori - ha aggiunto il trio- i nostri personaggi, senza fare paragoni, sono un po' come I vitelloni, non fanno niente perché possono permetterselo".

Oltre al linguaggio a cui oramai i fan sono abituati, nel film c’è Roma, la loro Roma, quella di periferia, c’è il kebab di Ali Babà, l’appartamento di vicolo del Mandrione al Pigneto, i negozi dei ‘bangla’ e l’appartamento del papà di Matteo all’inizio di via Prenestina, sotto la tangenziale, lo stesso tratto di tangenziale dove abita Fantozzi. E, nonostante, una piccola trasferta al Nord, nel quartiere generale dei ‘Bangla’ dove si venera il dio lavoro, sono rimasti ancorati alla loro forza e alla loro peculiarità, quella Roma di periferia che li ha fatti conoscere e resi popolari: e se a Milano non capissero il film? “Lo facciamo sottotitolare, come Suburra”.

Del debutto al cinema Matteo Corradini ha detto: "Non mi aspettavo un passaggio così importante. Abbiamo imparato molto e ora speriamo di avere un riconoscimento, di trovare la nostra fetta di pubblico". "Abbiamo cercato di portare il nostro linguaggio internettiano al cinema - ha sottolineato Luigi. E' venuta fuori una comunicazione curiosa, spero nuova. Comunque il cinema è stato una sfida, qualcosa di molto più faticoso dei video da giare con gli amichetti tuoi". Del "battesimo di fuoco" ha parlato anche Luca Vecchi, "ne porto le cicatrici ma è stato interessante e formativo. Lo abbiamo fatto con grande umiltà, ci sembra un buon tentativo e speriamo di poterne fare altri ancora più riusciti". 

Un percorso lungo dunque, e anche abbastanza impegnativo, che alla fine ha portato tantissime soddisfazioni e soprattutto ha permesso ai tre di realizzare davvero il loro sogno: quello di fare quello che realmente gli piace nella vita. E di certo questa è una delle cose più belle che possa accadere a chi cerca (e trova) lavoro.
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