La Bonino sulla Turchia: ma quali primavere arabe!

13 giugno 2013 ore 10:17, Americo Mascarucci
La Bonino sulla Turchia: ma quali primavere arabe!
Ci voleva il ministro degli Esteri Emma Bonino a ripristinare la verità e soprattutto il buon senso. La leader radicale, da sempre impegnata in difesa delle democrazie e dei diritti umani nel mondo, ha sgomberato il campo da ogni equivoco; le proteste in atto in Turchia contro il governo sono da rispettare e volendo anche da sostenere, ma non possono essere equiparate in alcun modo alle primavere arabe partite dalla Tunisia e poi esportate in Egitto e negli altri paesi arabi.
Quelle rivoluzioni, che tanto hanno affascinato l'Occidente, nascevano dal desiderio di libertà dei popoli, oppressi ed umiliati dal peso di dittature autoritarie e corrotte come quella di Ben Alì in Tunisia. In Turchia Recep Erdogan non è un dittatore, ma un capo di governo eletto dal popolo attraverso elezioni democratiche e perfettamente regolari. Si possono contestare i metodi con cui Erdogan sta fronteggiando le proteste di piazza, così come è legittimo criticare la sua politica. Ma ad Ankara non servono le rivoluzioni per rovesciare il governo, bastano le elezioni a stabilire se il Premier turco deve continuare a governare oppure no. L'opposizione parlamentare non è stata messa a tacere, svolge regolarmente il proprio ruolo in assoluta libertà e nel pieno rispetto del mandato ricevuto da una parte, seppur minoritaria, dei turchi. Il Ministro degli Esteri italiano conosce bene la differenza fra una democrazia ed una dittatura e sa perfettamente che Erdogan gode del consenso del popolo turco. Sa anche che la sua politica, per quanto discutibile e criticabile, almeno per ora è stata sempre rispettosa delle regole democratiche. La Bonino è andata oltre ed ha pure manifestato l'intenzione di richiedere in sede europea l'accelerazione del processo di integrazione della Turchia nella UE. Un passaggio che il Ministro considera indispensabile per mettere il Paese al riparo da qualsiasi ipotetica deriva fondamentalista. Erdogan non è un pericoloso estremista come Ahmadinejad e nemmeno un dittatore paragonabile a Mubarak o Gheddafi. In Turchia non c’è un partito unico, ma esistono varie e diverse forze politiche che si confrontano e si sfidano sul terreno elettorale. Paradossalmente il partito unico e l’autoritarismo esistevano sotto Kemal Ataturk, il padre della Turchia moderna e il riferimento indiscusso dei partiti laici. L’attuale Premier è il capo di un partito costituzionale che promuove la perfetta integrazione fra islamismo e laicità. Certo, quando esalta la grandezza dell'antico impero ottomano qualche timore lo incute ma non va dimenticato che un leader politico deve anche saper parlare alla pancia del proprio elettorato, compresi i settori più estremisti. Un po’ come in Italia era solito fare Umberto Bossi sbandierando il vessillo della secessione. Ma l'AKP ha finora dimostrato di essere ben diverso dai partiti religiosi che propugnano il ritorno alla legge della Sharia. I turchi, se vorranno, avranno l’opportunità di sbarazzarsi di Erdogan con le armi proprie della democrazia, ossia recandosi ai seggi alla prima occasione utile e votando in massa per le forze di opposizione. Se poi la maggioranza della popolazione, contrariamente a ciò che molti auspicano, riconfermerà invece pieno sostegno all’attuale Premier, a quel punto non resterà che rispettare la volontà popolare e prendere atto del fatto che i manifestanti, tanto esaltati in questi giorni, sono in realtà la minoranza del Paese. Una minoranza da rispettare e ascoltare ma che non può sopraffare la volontà di una maggioranza. Sempre che il concetto di democrazia sia uguale per tutti.  
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]