Giovanardi (Pdl): «No a Forza Italia, guardiamo al dopo-Berlusconi. Sì alle primarie...»

13 giugno 2013 ore 11:54, Marta Moriconi
Giovanardi (Pdl): «No a Forza Italia, guardiamo al dopo-Berlusconi. Sì alle primarie...»
«D’accordo con Cicchitto. Il Pdl deve radicarsi sul territorio. Aprire il partito alle primarie». Carlo Giovanardi, senatore e membro dell’Ufficio di Presidenza del Pdl, intervistato da IntelligoNews, commenta le ultime amministrative, degli errori e del futuro del partito di Berlusconi. Lontano dalle posizioni di Giancarlo Galan, che vuole un ritorno a Forza Italia e quindi un partito leggero, dichiara al contrario: «Se gli organi di partito funzionassero, il partito andrebbe a mille». A Palazzo Grazioli, l’ultima cena del Pdl? E’ stata convocata da Silvio Berlusconi, con ministri e presidenti di Regione. «Di incontri ce ne sono stati e ce ne saranno. Dopo le elezioni amministrative l’ufficio di Presidenza di cui faccio parte dovrà riunirsi. Ci sarà un incontro, ma non ufficiale». Galan vuole un partito leggero, senza tessere congressi e direttivi, Cicchitto parla di strutturarlo sul territorio. «Dobbiamo distinguere il livello  nazionale da quello locale. Berlusconi è un collettore di voti. Come per il MoVimento dei grillini lo è Grillo, come per l’Italia dei Valori lo è Di Pietro. Il leader nazionale traina questi partiti. Ma a livello periferico quasi scompare questo tipo di voto. La sinistra ha vinto le amministrative ma con meno voti della volta precedente. Ma ha uno zoccolo duro sul territorio. Ci sono militanti che vanno a votare». Quindi d’accordo con Fabrizio Cicchitto? «D’accordo con Cicchitto. Il risultato di una mancanza di organizzazione sul territorio è questa». Il Pdl deve rivedere anche la selezione della classe dirigente? «La democrazia ha delle regole uguali dappertutto. I partiti sono radicati sul territorio e la classe dirigente nasce da là. La sinistra lo fa nelle regioni rosse. E ‘inevitabile iniziare a pensarla così». Cosa pensa del possibile ritorno a Forza Italia? «La realtà è più complessa. Il ritorno al passato è impossibile. Bisogna guardare avanti. Nel futuro prossimo non ci sarà neanche Berlusconi, perché è umano. E quindi il centrodestra scompare dalla scena politica italiana?» La concentrazione di incarichi ad Alfano può essere anche questo un problema? «Se gli organi di partito funzionassero, il partito andrebbe a mille. Occorre rivedere la strategie sul territorio, occorre puntare sui coordinatori locali. Chi vuole far parte del Pdl deve far parte di una realtà che elegge i suoi rappresentanti, devono essere legittimati popolarmente. E poi: vogliamo far decidere a quelli del posto il candidato migliore?». Quindi il Pdl si deve aprire alle primarie? «Certo. L’esperienza delle primarie di Lecce è stato un successo. Noi avevamo lo avevamo già sperimentato poi si è interrotto».
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