Movimento 5 Stelle (cadenti), i nomi della diaspora

13 giugno 2013 ore 13:12, Domenico Naso
Movimento 5 Stelle (cadenti), i nomi della diaspora
“Chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente”. È un proverbio che ci insegnano fin da piccoli, anche per imparare la parola più lunga del vocabolario italiano. Ma è anche il proverbio perfetto per descrivere la parabola discendente del fenomeno politico apparentemente più dirompente e interessante degli ultimi tempi: il Movimento 5 Stelle. L’armata di Beppe Grillo, che alle ultime elezioni politiche di febbraio aveva sbancato le urne, si sta disfacendo sotto i colpi della vera politica, quella fatta di compromessi, vita parlamentare, proposte e accordi. Il flop delle ultime amministrative è stato clamoroso, con cali da crack borsistici (a Catania, ad esempio, dal 32% delle politiche si è passati al 4), e il colpo inferto alle ambizioni grilline dagli elettori ha fatto emergere i già tantissimi malcontenti sopiti, frenati fino a questo momento solo dal piglio padronale di Beppe Grillo. Il Movimento 5 Stelle, nei primi 3 mesi di legislatura, ha già perso pezzi in Parlamento. Come un partitino tradizionale qualsiasi, altro che novità dirompente. Alla Camera erano in 109, i cittadini-eletti, e già due di loro hanno scelto di lasciare il gruppo e di aderire al gruppo misto: Alessandro Furnari e Vincenza Labriola. Al Senato, se possibile, la situazione è ancora più tesa: il primo epurato è stato Marino Mastrangeli, reo di accettare gli inviti televisivi di Barbara D’Urso. Giusto ieri, invece, il guru Grillo ha lanciato la sua fatwa contro la senatrice pentastellata Adele Gambaro, che, intervistata da SkyTg24, aveva commentato così il flop elettorale: «Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento. Mi chiedo come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più. Il problema del Movimento è Beppe Grillo». La replica, a stretto giro di post, è stata fulminante: “Non vale niente. Se ne vada”. E se il leader carismatico dà il La, i tanti adepti seguono: i profili social della Gambaro sono assediati da orde di grillini arrabbiati che si producono in turpiloqui e insulti di ogni genere. È il segno, l’ennesimo, che la macchina da guerra a 5 stelle sta per esplodere. Si parla da tempo di un gruppetto nutrito di dissidenti pronti a lasciare il Movimento per fondare gruppi autonomi in Parlamento, ma adesso sembra che i tempi siano davvero maturi. Trenta/quaranta parlamentari (su 163 totali) sono un numero considerevole e una loro eventuale fuoriuscita cambierebbe le carte in tavola, e non solo tra i grillini. L’iceberg pentastellato si sta sciogliendo e il ridimensionamento comincia a essere evidente. E c’è già chi spera di imbarcare i naufraghi. Citofonare Civati.
autore / Domenico Naso
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