Puppato (Pd): “Orsoni non è come i corrotti del Mose. Caso Mineo: ecco dove sta la verità…”

13 giugno 2014 ore 15:26, Lucia Bigozzi
Puppato (Pd): “Orsoni non è come i corrotti del Mose. Caso Mineo: ecco dove sta la verità…”
“Orsoni non può essere messo alla stregua dei corrotti nell’inchiesta del Mose”. Laura Puppato, senatrice dem veneta, nel giorno in cui il sindaco se ne va consegnando Venezia prima a un commissario poi al voto, mette i puntini sulle “i”. E sul caso Mineo, alla vigilia dell’assemblea nazionale, ha un messaggio per gli autosospesi e per i vertici del partito…
Le dimissioni di Orsoni sono uno sgambetto politico a Renzi o la diretta conseguenza delle sollecitazioni dei vertici del Pd, a cominciare dalla Serracchiani? «Penso che Orsoni, al di là delle parole che ha pronunciato, abbia espresso la necessità di fare un passo indietro davanti al montare delle polemiche, l’averlo quasi assimilato ai corrotti nell’inchiesta Mose e davanti alla dinamica politica nell’ambito del consiglio comunale veneziano. Questi elementi credo lo abbiano fatto riflettere sull’opportunità di rimettere il mandato. Ma c’è un altro elemento…». Quale? «Voglio rendere atto a Orsoni della persona che è. Non posso pensare che sia diverso da quello che ho conosciuto: inflessibile, rigoroso. Le sue responsabilità le ha ammesse con il patteggiamento ma da qui ad assimilarlo ai corrotti come se fosse capace di mettere in terzo piano la città che ama profondamente e che ha contribuito come pochi a tutelare, ce ne corre. E’ nota la violenta discussione che lui ha avuto con Mazzacurati sulla vicenda dell’Arsenale. Per me, resta invariata la stima nella persona e posso capire che sia pieno di amarezza: ho seguito il caso di Josefa Idem e voglio ribadire che non è tutto come appare». Tuttavia, i vertici del partito, Serracchiani e Guerini sono stati molto categorici sulle dimissioni di Orsoni. «Ci sono opportunità politiche che non discuto. E’ chiaro che nel momento del caos, delle violente accuse è difficile distinguere. Penso che il caso di una campagna elettorale agguerrita possa aver non fatto valutare opportunamente a Orsoni i rischi di una gestione molto poco attenta delle risorse; al tempo stesso accetto che in una situazione di questo genere, proprio perché non è facile distinguere, si sia scelto come Pd la strada delle dimissioni ma questo non toglie nulla alla sua figura di sindaco e come persona». Ammetterà che in quel “ho chiuso con la politica” di Orsoni c’è il suo atto di accusa nei confronti del Pd. E ora Venezia torna al voto. «Quando ci sono situazioni del genere, interrogatori e documenti che evidenziano come la politica veneziana non ne esca bene, anche in questo caso è bene non generalizzare. Io sono stata capogruppo Pd in Regione o lo stesso Casson eravamo quelli considerati più critici nei confronti delle grandi opere. Ho sempre visto Orsoni capace di un’analisi molto critica e mai piegato a qualsivoglia logica. Non c’erano silenzi da Orsoni su questi temi come invece, forse ce ne sono stati anche all’interno della nostra parte politica. E’ chiaro che chi sta a Roma vuole – come partito – uscire a testa alta da questa vicenda né può permettersi di essere associato ad altri gruppi politici. Da questo punto di vista comprendo gli uni e gli altri». Dal caso Orsoni al caso Mineo. Come andate all’assemblea Pd di domani? Lo strappo si ricucirà e come? «Anche in questo caso non è facile analizzare bene perché le cose stanno accadendo. Ci sono persone come Chiti, Mineo, Tocci, Mucchetti, Ricchiuti, Dirindino e altri che sono in politica da un certo numero di anni e godono di una credibilità sulla quale possiamo mettere la mano sul fuoco. Proprio per questo, non possono – io credo - non comprendere come sul tema delle riforme al Senato il Pd non abbia la maggioranza e dunque come sia necessario capire il valore politico del voto dopochè la mediazione c’è stata e dopo che ciascuno ha portato avanti correttamente le proprie battaglie per migliorare il testo. Sul tema della mediazione sollevo un’obiezione…». Di che si tratta? «A mio avviso, forse è mancato il non aver valutato una richiesta che proveniva da quella componente politica sulla questione del Senato elettivo che io non condivido perché sono convinta della rappresentanza in Senato degli enti locali e da questo punto di vista penso che la loro battaglia non fosse né motivata np ragionevole ma la rispetto. Credo però che anche da parte loro, resisi conto che larga parte del Pd era d’accordo con il testo esistente, si doveva procedere con una valutazione congiunta di legge elettorale, riforma del Titolo V e modello costituzionale. Su questo ritengo che ci sia stato poco ascolto e chiarezza da parte anche del nostro gruppo parlamentare nell’ambito della discussione che abbiamo fatto». Sì ma domani che succede? «Penso che la soluzione si dovrà trovare, voglio essere ottimista. Il Pd non può fare a meno di queste persone e queste persone non credo possano permettersi di non comprendere come sia fondamentale che sulle riforme ci siano tutto il Pd e le loro firme. Certo è che in Commissione parlamentare, il Pd deve parlare con una voce sola». Ma se lo strappo non rientrasse, come valuta l’ipotesi di un gruppo autonomo formato dai 14 autosospesi, Civati, parte di Sel e dei grillini? «La troverei una decisione per certi aspetti pericolosa e per altri non giustificata. Spero veramente che torni nelle menti di tutti, il senso di responsabilità e della misura che in parte si è perduto e che, soprattutto, torni la capacità di visione: stiamo organizzando l’Italia del futuro, non possiamo permetterci di fallire a causa di ragioni di principio o di scarsa considerazione. Guardiamo all’interesse generale del paese».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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