La parola della settimana è 'prontuario': scoprite perché

13 giugno 2015, Paolo Pivetti
La parola della settimana è 'prontuario': scoprite perché
L’intreccio del malaffare, vero o presunto, sembra fitto, inestricabile, transnazionale: da Mafia Capitale a Federcalcio, dal centro di accoglienza di Mineo ai sorteggi truccati per i Campionati del Mondo, con aggiunta di bancarotta ai danni delle Ancelle della Divina Provvidenza. 

Ormai servirebbero i Codici per leggere correttamente le notizie. Incominciamo con un prontuario etimologico.

Concussione. Immaginiamoci uno che scuote l’albero per vedere se cade qualche pera: quello potrebbe essere un concussore. La cosa va spiegata. La concussione è il reato di chi, approfittando della sua posizione di potere, costringe o induce qualcuno a offrirgli dei vantaggi illeciti, in denaro o altro. Ma a questo quadro freddamente tecnico l’etimologia offre un tocco di colore rendendolo pittoresco. Da dove vengono infatti concussione e concussore? Vengono dal verbo latino concutere (concutio - concussi - concussum - concutere) che alla lettera vuol dire scuotere con forza. Allora sì, è quello che fanno tanti; scuotono l’albero e aspettano: qualche pera prima o poi cadrà.

Estorsione. Se la pera non cade, non resta che torcere l’albero e fargli sputar fuori tutte le pere che voleva tenersi per sé. In questo consiste appunto l’estorsione, cioè l’azione di ottenere da altri dei favori, del denaro, dei vantaggi mediante la forza, l’inganno, la minaccia. E qui di nuovo le origini sono latine: dal verbo torquere, anzi, dal suo rafforzativo extorquere (extorqueo - extorsi - extortum - extorquere) cioè appunto torcere, strizzare senza pietà.

Corruzione. Qualcosa di apparentemente opposto a quanto detto sopra avviene quando non è il potente a piegare a sé il denaro ma il denaro a piegare a sé il potente. Il denaro può essere usato infatti, come troppo spesso avviene, per comprare i favori, l’appoggio, i servigi di chi amministra il potere, nei campi più diversi, dalla politica alla gestione di un’azienda all’arbitraggio di una partita di calcio. In questo caso si tratta di rompere l’integrità dell’interessato, cioè corromperlo. Ecco dunque la corruzione. Verbo e nome derivano ancora una volta dal latino: corrumpere, dove il rafforzativo con (cum) aggiunge al verbo rumpere, rompere, il significato di ridurre in tanti pezzi, mandare in frantumi. L’onestà, s’intende.

La gloriosa storia di Roma e la sua lingua, madre di tutta la nostra cultura, ci hanno lasciato in eredità, insieme ai codici del diritto, anche i reati per riempire questi codici di significato, e allo stesso tempo assicurare un lavoro ai giudici che li mettono in pratica.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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