Asma "figlia" dello smog, arriva la conferma: lo studio

13 giugno 2016 ore 8:13, Micaela Del Monte
Ansia e smog sono legate da un (neanche troppo) sottile filo conduttore. A dimostrarlo è stata una recente analisi condotta dall’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Lo studio, pubblicato sulla versione digitale della rivista Environmental Research, è frutto di una collaborazione tra le équipe di tre dipartimenti dell’istituto di ricerca milanese. I ricercatori hanno messo a confronto i livelli di inquinamento atmosferico con le tracce di farmaci antiasma rinvenute nelle acque reflue di Nosedo, a Milano. Le acque di scarico del capoluogo lombardo sono state analizzate prima che venissero depurate nell’impianto di Nosedo.

Asma 'figlia' dello smog, arriva la conferma: lo studio
Il razionale dello studio è che se l'inquinamento atmosferico è associato all'acutizzarsi della crisi asmatica, associazione sulla quale convergono numerose evidenze scientifiche, anche il consumo di farmaci utilizzati per contrastare l'attacco asmatico dovrebbe aumentare come conseguenza dell'aumento dei livelli di inquinamento. 
Per tre mesi da ottobre a dicembre, sono state campionate le acque reflue giornaliere in entrata all'impianto di depurazione di Milano Nosedo per i residui di salbutamolo, principio attivo dei farmaci utilizzati per ridurre il broncospasmo che si verifica durante la crisi asmatica. In contemporanea sono state ottenute dal sito dell'ARPA Lombardia le concentrazioni giornaliere di una serie di inquinanti quali particolato sottile (PM10 e PM2.5), biossido d'azoto, biossido di zolfo, ozono e benzene.

L’analisi delle acque reflue, nota come “waste-water based epidemiology”, è una delle ultime frontiere nel monitoraggio delle malattie ambientali. I ricercatori hanno prelevato campioni giornalieri, documentando un aumento significativo dell’utilizzo di farmaci contro l’asma in corrispondenza dei picchi di PM2.5 e PM10.

I ricercatori dell’istituto Mario Negri invitano le autorità sanitarie a tenere conto di questi risultati per programmare strategie più efficaci contro l’asma, una patologia che mina la qualità della vita dei pazienti e comporta una spesa pubblica elevata. Elena Fattore, prima firma dello studio, ha spiegato che la riduzione dei livelli di polveri sottili avrebbe benefici immediati sui pazienti asmatici: “Questi risultati – ha commentato Elena Fattore, ricercatrice dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ – rappresentano una prova diretta dell’effetto dell’inquinamento atmosferico su questa malattia respiratoria. E’ stato stimato che se a Milano i livelli di PM10 diminuissero da 50 ug/m3 (concentrazione media misurata a Milano nel periodo di studio) a 30 ug/m3, almeno 850 dosi al giorno di ‘salbutamolo’ (corrispondenti approssimativamente allo stesso numero di persone che registrano un acutizzarsi dei sintomi) non verrebbero utilizzate“.
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