Famiglie: poche in Italia e pure povere. Crisi e fisco su 4mln di persone

13 giugno 2016 ore 21:57, Luca Lippi
Le famiglie italiane in condizione di povertà assoluta sono raddoppiate durante gli anni più bui della crisi: rispetto al periodo pre-recessione, si registra che dal 2007 al 2014 il numero di famiglie povere sia aumentato vertiginosamente. Questo è quanto rilevato da una indagine dell’Ufficio Studi della Confcommercio.
Più in particolare le persone classificabili come povere assolute hanno superato i 4 milioni nel 2014, segnando un incremento del 130% rispetto a sette anni prima e arrivando a rappresentare così il 7% della popolazione totale. 
Le famiglie assolutamente indigenti erano 823mila nel 2007, ma appena sette anni dopo sono raddoppiate fino a salire a 1.5 milioni di unità circa.
In sostanza, oltre impoverire fino all’indigenza le famiglie già povere, nella statistica sono emerse nuove famiglie in stato di povertà assoluta che fino a qualche anno fa navigavo in un moderato stato di benessere.
Entrando nel dettaglio della rilevazione dell'associazione dei commercianti in questo arco temporale le famiglie povere in Italia sono aumentate del 78,5%, con una incidenza sul totale passata dal 3,5% pre-recessione al 5,7%. 
Sempre secondo lo studio, intitolato "Dalla Grande Recessione alla ripresa? Segnali positivi, ma fragili", il reddito disponibile delle famiglie, misurato in termini di potere d'acquisto ai prezzi del 2015, si è ridotto in questi anni di crisi di oltre il 10%. Di conseguenza secondo la Confcommercio questo ha pesato moltissimo in termini di spesa delle famiglie che si è contratta di circa sette punti percentuali.

Famiglie: poche in Italia e pure povere. Crisi e fisco su 4mln di persone

Rincara il Codacons: "Sono dati da terzo mondo e indegni di un Paese civile". Il "violento calo dei consumi registrato in Italia nel periodo della crisi è avvenuto perché nel periodo considerato si è registrato un generale impoverimento dei cittadini ed è aumentata in modo considerevole la quota di famiglie in condizione di povertà assoluta" hanno spiegato dal Codacons sottolineando che tra il 2007 e il 2014 le famiglie sono state costrette a ridurre la spesa con una contrazione pari a 3.300 euro a nucleo familiare.
Del resto non potrebbe essere diversamente, la china negativa è innescata da un preciso errore da parte del manovratore, e il riferimento è alla pressione fiscale crescente senza l’adeguata contropartita. 
Sempre secondo Confcommercio: “l’eccessiva pressione fiscale in Italia presenta una connotazione strutturale per l’incapacità di procedere a una seria revisione della spesa pubblica che possa ridurre eccessi e sprechi”. Gli unici veri tagli, fino ad oggi, hanno difatti riguardato la spesa in conto capitale, cioè gli investimenti pubblici. A dimostrazione di ciò l’Ufficio Studi fa notare che “tutte le componenti di spesa corrente sono invece in crescita, anche se con incrementi leggermente inferiori rispetto a quelli del Pil nominale”.
Per questo motivo emerge che l’Italia batte la Germania con il 43.6% di pressione fiscale rispetto al Pil (in Germania è il 39.5%). Ciò significa che se l’Italia avesse avuto lo stesso prelievo fiscale che vige in Germania, nel 2014 ci sarebbero state 66 miliardi di tasse in meno, ossia “23 miliardi in meno a livello di Irpef e altrettanti di imposte indirette; nonché 20 miliardi in meno di contributi a carico di imprese e lavoratori”.

autore / Luca Lippi
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