Riforma Pa, resta l'art.18. A chi vanno 30 euro lordi al mese “per contratto”

13 giugno 2016 ore 21:56, Luca Lippi
Sbloccato il contratto dei dipendenti pubblici che avevano le retribuzioni ferme al 2009. Nella sostanza lo sblocco è per una quota minima e per importi piuttosto ridotti, nel piatto ci sono i trecento milioni di euro stanziati dalGoverno nella legge di Stabilità 2016, troppo pochi per accontentare tutti i dipendenti del pubblico impiego. 
Detto questo, la conclusione è che gli aumenti da contratto nazionale saranno riservati solo a chi non arriva a superare i 26 mila euro, circa ottocentomila dipendenti secondo i calcoli.
La platea dei beneficiari, in tal modo, si ridurrebbe a circa un quarto degli attuali tre milioni di lavoratori statali che andrebbero a dividersi la somma messa a disposizione dal Governo Renzi nella scorsa Legge finanziaria. 
Trecento milioni in tutto che aumenteranno, ma non di molto, lo stipendio di circa ottocentomila dipendenti del pubblico impiego: a ridotte cifre stanziate da Palazzo Chigi corrisponderanno, in altre parole, bassi livelli di aumento stipendiale e solo per pochi.
Fatti i calcoli, gli incrementi di stipendio seguono la stessa strada del bonus degli 80 euro lanciato da Renzi: chi guadagna entro i 26 mila euro, l'aumento sarebbe di circa 30 euro lordi mensili. 

Riforma Pa, resta l'art.18. A chi vanno 30 euro lordi al mese “per contratto”

A seguire ci sarà la riforma dei settori della Pubblica amministrazione che dagli undici attuali subisce una drastica riduzione a quattro, emerge da questo che il “beneficio” immediato del governo è la contrattazione futura ai solo sindacati maggiori, e quindi sono tagliati fuori tutte le sigle sindacali di settore e minori.
Di contro, il governo conta di far digerire lo scarso provvedimento (aumento spartano di stipendio e non per tutti) facendo presente che resta invariato il gap tra pubblico e privato in materia di licenziamenti. La Cassazione infatti ha stabilito che per i provvedimenti espulsivi riguardanti gli impiegati pubblici deve essere applicato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori così com’era prima della riforma Fornero. Anche se l’allontanamento da un ente o da un ministero avviene dopo l’entrata in vigore della legge 92/2012. 
A differenza di quanto succede nel settore privato, dunque, è come se il governo Monti prima e quello Renzi poi non fossero mai intervenuti sulle norme che regolano i licenziamenti. È un argomento piuttosto convincente per sedare gli animi degli oltre tre milioni di privilegiati targati “stato italiano”. 
I sindacati sono sul piede di guerra, sarebbe strano il contrario, ma saranno disposti a cedere il privilegio dell’art.18 per una ricontrattazione degli stipendi? Crediamo sinceramente di no a meno che non siano in aria di scomparire definitivamente. 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]