Nuovo crollo delle Borse: per il Brexit? Purtroppo “no”

13 giugno 2016 ore 21:56, Luca Lippi
Si fa un gran parlare del rischio Brexit e della sua influenza sulle Borse, soprattutto sulla Borsa italiana. E’ giusto però fornire qualche informazione tecnica utile per chiarire a chi non si occupa professionalmente del settore che il Brexit non ha alcuna influenza sulle Borse che, lo abbiamo detto più volte, si limita a valutare dati di fatto e non ha nulla a che vedere con gli stati d’animo.
Detto questo, secondo questa teoria, scontando per tempo (prima di chiunque) gli effetti di qualunque cosa, la Borsa non reagisce alla Brexit, se mai lo ha già valutato e messo in conto, piuttosto segue la logica finanziaria che fino a prova contraria non ha nulla di psicotico.
Una notazione su tutte, fatta da chi di nutre di pane e Borsa da tutta la vita, sulla Borsa di Milano non c’è liquidità, e questo è uno stato piuttosto importante che perdura da altro 5 anni. Che significa? Significa che lanciare un sassolino nel mare e lanciare lo stesso sassolino in una pozzanghera non sortisce il medesimo effetto.

Nuovo crollo delle Borse: per il Brexit? Purtroppo “no”

Affermare che non c’è liquidità significa che al tavolo da gioco ci sono si e no tre giocatori, e solamente poche fiches, in questo modo chi vince, potenzialmente, è in grado di procurarsi plusvalenze pari al 30% e, di contro, minusvalenze di pari entità. Ma se poi questo 30% di plusvalenza è valutati in 5 euro su 15 euro totali non lo dice nessuno!
Poi c’è l’analisi fondamentale, che sull’analisi tecnica ha dalla sua la saggezza e la statistica. Si fa, in breve, un’analisi della storia (in questo caso gli ultimi 10 anni) per cercare di capire se c’è una correlazione tra la tendenza del mercato ed il calendario.
Quindi, dall’analisi degli ultimi dieci anni di Piazza Affari (nella fattispecie di FTSEMIB) prendendo i numeri forniti da Bloomberg, la performance mensile degli ultimi anni, prendendo anche in esame il miglior risultato mensile, il peggiore e la media, fornisce all’osservazione che il mese di giugno è il mese che per Piazza Affari, storicamente, risulta il mese peggiore, tagliendo gli eccessi (migliori e peggiori) ma guardando lo stato attuale delle cose: mediamente a giugno la Borsa di Milano perde il 3.06%. Ora siamo a -1.45%!
Questo è un fatto, e quindi se Brexit dovesse creare nocumento alla Borsa di Milano, ne ha ancora molto da procurare perché al momento non riesce a scalfire neanche la media, piuttosto possiamo dire che siamo in media perfetta con performance ancora in limiti accettabilissimi.
E adesso guardiamo il settore bancario. Possiamo dire senza intaccare lo stato di onestà intellettuale che i bancari sono sotto pressione a causa del Brexit? Sempre tecnicamente la risposta è no!
La Borsa investe sulle aziende che hanno una propensione a creare reddito. Da anni le banche, e tutto il settore, vede continuamente erosa ogni possibilità di guadagno, oltretutto mette in pancia gli aiuti della Bce senza reinvestire sul mercato, in sostanza non finanzia l’impresa. Gli interessi che raccoglierebbe finanziando le imprese sarebbero il ricavo su cui la Borsa investirebbe volentieri (qualora questi fossero “sicuri”).
Quindi il settore è tendenzialmente ignorato dagli operatori perché non più produttivo secondo la logica degli investitori, infatti, l’indice FTSEMIB All Share Banks Index sintetizza l’andamento del settore bancario sul listino di Piazza Affari.
Il settore, dopo aver toccato il suo massimo a luglio 2015 (oltre quota 18mila) a un anno di distanza sta puntando pericolosamente il minimo del 2013 che era a quota 8000. Oggi l’indice è in discesa a quota 8813. Qualora dovesse andare a superare la quota 8000 puntrebbe pericolosamente quota 6000 che è il minimo del luglio 2012.
Uscendo da discorsi stremante tecnici non si può neanche affermare che la Brexit sia così incisiva sul settore, e questo deve essere chiaro per tutti. 
È del tutto scorretto utilizzare informazioni estranee a dinamiche politiche per avvalorare messaggi che hanno sufficienti motivazioni al loro interno, senza andare a scomodare la finanza che vive un mondo tutto suo.
Quello che succede sui mercati ha logiche precise e definite e il Brexit non ha alcuna colpa. Il problema è la solidità del settore finanziario ed è l’unica variabile sempre messa in discussione. Che poi uno starnuto possa innescare effetti devastanti sulla carta è come dire che un vulcano dormiente potrebbe svegliarsi in qualunque motivo, se non si forniscono date ed elementi valutativi condivisibili e ragionevoli sono “non notizie”.

autore / Luca Lippi
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