America (strage di Orlando) e Inghilterra (Brexit): i due volti della paura

13 giugno 2016 ore 15:41, intelligo
di Alessandro Corneli

La borsa e la vita sono i due “valori” più esposti ad attacchi di panico. Ho già trattato il ruolo crescente della paura nei meccanismi elettorali democratici (vedi: Intelligonews del 23 maggio) con riferimento specifico agli Stati Uniti e al Regno Unito. Dalle parole si è passati ai fatti. Il premier britannico, David Cameron, gioca sulla paura per la borsa e ha messo in campo dati specifici: se vince il Brexit, ha detto, ci sarà una nuova fase di austerità e le pensioni potrebbero essere a rischio a causa di un deficit prevedibile delle finanze pubbliche fra i 30 e i 60 miliardi di sterline (che in media equivale a un quinto delle emissioni di debito pubblico che l’Italia fa in un anno). 
America (strage di Orlando) e Inghilterra (Brexit): i due volti della paura
Negli Stati Uniti, non certo da parte degli strateghi dei partiti, la paura riguarda la vita. La strage di Orlando
– 50 morti e quasi altrettanti feriti – non può, tuttavia, non avere riflessi sulla campagna elettorale. L’autore della strage, Omar Mateen, di famiglia afghana, si sarebbe convertito al messaggio estremistico dell’Isis, che lo ha definito “uno di noi”. Nel 2013 e nel 2015, l’Fbi lo aveva interrogato per sospette simpatie verso il terrorismo.
Nella sua azione, di straordinaria efficacia considerato il numero delle vittime, non ci sarebbero particolari motivazioni religiose, ma solo l’odio per i gay. L’unico ponte ideologico tra questo odio e le simpatie per il Califfato potrebbe essere la visione musulmana del rapporto uomo-donna, che nel suo caso specifico non ha funzionato: sposato nel 2009, con un figlio, e presto divorziato, “estremamente violento” secondo la ex moglie.

Basta questo per farne il solito “pazzo isolato”? In teoria, la sua azione dovrebbe portare consensi alla Clinton e non a Donald Trump, considerato un estremista. In pratica, Trump ha reagito bene: non solo ha mantenuto la proposta di “isolare gli islamici”, ma ha messo sotto accusa il presidente Obama, appena sceso in campo a favore della Clinton, e ne ha chiesto le dimissioni. Infatti la reazione del Presidente è stata debole: dopo avere detto che “i nostri cuori sono spezzati”, e mentre si appresta a bombardare i talebani, ha ribadito: "Dobbiamo dimostrare  che siamo un Paese che è soprattutto identificato per l'amore e non per l'odio".
La sportiva alternanza tra conservatori e laburisti in Inghilterra è ormai un lontano ricordo, come lo è la folkloristica, allegra e spendacciona, campagna presidenziale americana. L’età dell’innocenza della democrazia è finita. Se così si può ancora dire prima che intervenga una legge sul negazionismo che vieti tale espressione.  


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