Altro che effetto “+” del Jobs Act: i numeri che non tornano

13 luglio 2015, Luca Lippi
Altro che effetto “+” del Jobs Act: i numeri che non tornano
A pensar male si fa peccato… Abbiamo riportato i dati, comunicati sempre con toni trionfalistici dal Ministero del Lavoro, criticando la metodologia di rilevazione (sempre troppo nebulosa) ponendo l’accento sulla differenza fra “quantità e qualità”.

Infatti, come volevasi dimostrare, non solo l’effetto del Jobs Act non è positivo... I dati diffusi venerdì mattina dal Ministero del lavoro e dall'Inps relativi al mese di maggio evidenziano un'improvvisa interruzione del trend in aumento delle assunzioni a tempo indeterminato che si era verificato nei primi 4 mesi dell'anno grazie esclusivamente alle decontribuzioni su assunzioni a tempo indeterminato partite a inizio anno e all'avvio a marzo del Jobs Act. 

L’anomalia del trionfalismo, oltre l’evidente congiuntura che non può in nessun modo offrire statistiche favorevoli, era chiara già dal fatto che solamente 15 giorni fa l’Istat comunicava la disoccupazione stabile al 12,4% e numero complessivo occupati in flessione di 63 mila unità. 

Nel dettaglio dei dati comunicati venerdì scorso, il Ministero del Lavoro stesso evidenzia come a maggio le attivazioni di “nuovi” contratti a tempo indeterminato si sono attestate a quota 179.643, in deciso aumento rispetto alle 133.885 del maggio 2014, ma pareggiate dal parallelo aumento delle cessazioni di “vecchi” contratti a tempo indeterminato (179.372). 

Sul complesso delle assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del mese di maggio 2015, oltre il 59% fruisce dell'esonero contributivo triennale introdotto dalla legge di stabilità 2015; se ne deduce che oltre aver stravolto la solidità psicologica dei lavoratori portandoli alla condizione di precari cronici, fra tre anni, senza riforme concrete per ristabilire la crescita, diverse migliaia di lavoratori rischiano di non essere riconfermati.

Fra le righe si legge anche altro: solo 271 contratti stabili in più, nel saldo tra attivazioni e cessazioni, sul totale di 184.812 contratti a tempo indeterminato. Sono i dati di ‘saldo’, tra attivazioni e cessazioni’ che emergono dalle comunicazioni obbligatorie dei contratti, registrati a maggio dal ministero del Lavoro. Aumenta (6.498) l’apprendistato, crollano le collaborazioni (-10.194). In altre parole, un successone! 

Oltretutto la decontribuzione dei prossimi anni metterà nella condizione gli osservatori di dover commentare dati contabili “drogati” dal minore esborso contributivo da parte delle aziende. Quest’ultime godranno dell’incidenza positiva sui costi facendo credere a un miglioramento della situazione produttiva. 

Anche in questo caso si dovrà porre attenzione sulla “qualità” del dato...

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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