Esiste l’accordo sulla Grecia: è il commissariamento della finanza

13 luglio 2015, Luca Lippi
Esiste l’accordo sulla Grecia: è il commissariamento della finanza
L’obiettivo è sempre quello di favorire la speculazione finanziaria, dunque la settimana seguita alla consultazione referendaria in Grecia è servita per fare recuperare alla Borse la capitalizzazione perduta nella settimana precedente.

Ora è il turno di regalare un po’ di popolarità anche ai Paesi Membri che normalmente sono dietro le quinte; al tavolo c’è il convitato da fare “soggetto” e a giro ogni rappresentante dei 28 può lanciare un Tweet o un giudizio o un’opinione non richiesta. In questo gioco è entrato anche il patron di Esselunga, il solito infiltrato, fosse per lui i dipendenti dovrebbero lavorare 18 ore al giorno senza stipendio (lui compreso invero).

Il piano presentato da Tsipras è addirittura migliore di quello imposto dalla Troika e non poteva che essere approvato, tuttavia non poteva mancare l’ultima parola di chi deve dire “no” per principio perché sopra la “testata del lettone” ha un “cappio” per ricordargli secoli di amarezze. 

Non ci si fida della Grecia, mentre due settimane fa ci si fidava? E’ una pietosa questione di ruoli sulla pelle della gente, e questa non è un’Europa Unita, è un cortile di abusivi indisciplinati gestito da personalità abituate a confrontarsi solo con realtà “omogenee”.
E’ ovvio che salvare la Grecia significa fare andare in fumo altri soldi, inutile prendersi in giro, ma la questione è politica, e la politica deve saper spendere i soldi, soprattutto deve saperli investire, e la Grecia in questo caso è un investimento non un salvadanaio.
Il salvataggio della Grecia deve passare necessariamente per un haircut (in finanza è il salvataggio/sconto rispetto al valore di un’attività finanziaria concessa in garanzia al creditore), però Schaeuble dice “NO” perché non sarebbe previsto dai trattati.

A parte che sarebbe da verificare, ma perché l’Haircut vale per l’Ucraina e soprattutto per l’Austria e non per la Grecia? Ricordiamo che è stato infatti raggiunto un accordo politico fra il land tedesco della Baviera e la vicina Carinzia per una ristrutturazione da quasi 1,5 miliardi di euro per evitare il fallimento dello Stato federale austriaco.

Questo è un accordo “politico”, e allora nella questione greca l’Europa germanocentrica gestisce pessimamente; se poi vogliamo ignorare la questione politica, basta che intervengano gli economisti (non quelli a catena) cui basterebbe dimostrare che se non si “aggiusta” il Pil di un Paese non può esistere nessun progetto di ristrutturazione.

Il genio tedesco, Wolfgang Schaeuble, propone un’uscita “a tempo” di cinque anni della Grecia dall’euro, per permettere ad Atene di ristrutturare il proprio debito. In buona sostanza dice due bestialità che farebbero inorridire il meno competente degli europeisti; la prima che vuole cacciare la Grecia indirettamente, e secondo che se la Grecia torna ad avere la sovranità monetaria allora può salvarsi! Ma così dà ragione persino a Salvini!

Se non è follia questa, qualcuno dovrebbe illuminarci sul vero senso dell’UE. Se la Grecia esce dall’Euro di certo non ci rientra, la Merkel dovrebbe accorciare il guinzaglio del suo ministro delle finanze, a meno che non sia d’accordo con lui.

A seguire le indicazioni della Germania, l’Europa è destinata a deflagrare; se mai gli altri 27 se ne renderanno conto sarebbe il caso di ammutinare il tavolo. È evidente che la Germania vuole la Grecia fuori dall’Europa e farà di tutto per bocciare ogni proposta o renderla non perseguibile dal popolo greco.

Solo un piccolo passo indietro per rispolverare la memoria dei 28 meno uno (la Germania appunto), la Grecia è nella situazione in cui si trova per motivi suoi (come tutti) ma soprattutto perché le è stata imposta la ristrutturazione del debito già qualche anno fa, gestendo però le cose in modo vergognoso e provocando l’innalzamento del rapporto debito /Pil a livelli insostenibili, certamente per un ulteriore aumento del debito ma soprattutto per il crollo del Pil stesso.

L’accordo appena raggiunto avrà il medesimo scopo e se i greci se ne accorgono saranno guai seri. È un non accordo che salva capra e cavoli ma non la Grecia. Ci sarà da parlarne ancora, le Borse non festeggeranno e questo è il termometro della qualità dell’accordo.

Solo una piccola aggiunta in conclusione tanto per far comprendere a chi si preoccupa più delle previsioni del tempo che del proprio futuro: il Fmi chiede un governo tecnico in Grecia per vigilare sugli accordi sottoscritti (forse non lo dirà nessun altro la Civetta). Questo si chiama “egemonia della Finanza” sulla politica, l’unione europea purtroppo non è ancora una Democrazia.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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