Grecia, Angela Merkel stavolta nel “testa o croce” rischia “testa”

13 luglio 2015, Luca Lippi
Grecia, Angela Merkel stavolta nel “testa o croce” rischia “testa”
La cancelliera tedesca è dentro una pressa, nonostante il raggiungimento dell’accordo sulla questione greca, ancora prima la Merkel è consapevole di essere in trappola.

Da una parte è pressata dal suo gruppo parlamentare, quello che la sostiene e quello che rappresenta. La Merkel è il capo della Cdu, è la cancelliera anche grazie all’appoggio (coalizione) del Csu. Il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble per negoziare sul programma del fondo di salvataggio Esm, necessita di un mandato del Bundestag.

Sin dal principio del negoziato l’ex ministro Peter Ramsauer della Csu (alleato della Merkel) fa sapere che la sua “base” è assolutamente contraria al terzo salvataggio della Grecia. La Merkel non può che prendere atto di questa situazione.

L’altra pressione (uguale e contrapposta) viene dall’amministrazione del presidente Usa Barack Obama che chiede a tutti i costi una ristrutturazione del debito e il mantenimento della Grecia nell'euro, anche nel caso dovesse significare cedere completamente alle richieste di Atene. La priorità degli Stati Uniti ovviamente è di evitare un “incidente” in seno alla Nato a causa dell’avvicinamento della Grecia alla Russia. 

Dunque Angela Merkel ha dovuto “gestire” la situazione stritolata sia da destra che da sinistra, sia dall’interno che dall’esterno, da forze che le inibiscono ogni possibilità di scelta (transitoria o definitiva) di potere dire un “no” o un “si” senza il rischio di essere “decollata” politicamente.

L’avvertimento che un suo coinvolgimento diretto nel salvataggio della Grecia fosse accolto con sfavore dai tedeschi lo aveva avuto già appena a Bruxelles la cancelliera si era detta disposta perlomeno a discutere l'ipotesi di un nuovo salvataggio da Atene. A Berlino è successo di tutto: Ramsauer disse all’epoca "Se dovesse rendersi necessaria un'altra votazione sulla Grecia all'interno del gruppo parlamentare dell'Unione di centrodestra scoppierebbe una ribellione".

Raggiunto ormai l’accordo, la Merkel non può più scegliere neanche da che parte stare, ha messo a rischio la sua personale reputazione politica, ma anche la permanenza al governo. Seguiamo gli sviluppi. 

autore / Luca Lippi
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