Renzi rottama Equitalia: cosa c’è dietro la sua abolizione e cosa cambia

13 luglio 2016 ore 22:55, Luca Lippi
La presa di posizione di Matteo Renzi sulla liquidazione di Equitalia è un fatto assolutamente positivo, ma è anche corretto dire che il piano di liquidazione di Equitalia è sul tavolo del governo dal 2014.

Equitalia sarà in 'liquidazione' entro il 2017, e questo è il contenuto di una proposta di legge presentata nel 2014. Non più di due mesi fa il Presidente del Consiglio aveva anticipato l’intenzione di sciogliere definitivamente Equitalia facendola confluire all’interno dell’Agenzia delle Entrate ed è proprio quanto prevede la bozza, che ora, con l’ok del Presidente della Commissione Finanze, dovrebbe andare avanti, nell’iter di approvazione, senza ulteriori intoppi.
Il testo, in particolare, prevede che Equitalia sia posta in liquidazione dal 2017, confluendo in una particolare divisione all’interno dell’Agenzia delle Entrate: sarà dunque quest’ultima, tra un anno, non solo a inviare gli avvisi di accertamento e le richieste di pagamento, ma ad occuparsi anche della successiva fase di riscossione, procedendo all’invio delle cartelle di pagamento, ai fermi auto e alle ipoteche. E se ciò non dovesse bastare, procederà anche a pignorare i beni dei debitori, stipendi e pensioni comprese.

Renzi rottama Equitalia: cosa c’è dietro la sua abolizione e cosa cambia
Renzi è stato chiaro: “Chiudere Equitalia non vuol dire che non si pagano più le tasse”.
L’Agenzia delle Entrate fungerà da riscossore non solo per i propri crediti, ma anche per quelli degli enti previdenziali (Inps e Inail davanti a tutti), gli enti nazionali (ad es. Camere di Commercio) e gli enti locali che abbiano sottoscritto un’apposita convenzione per l’affidamento dei carichi iscritti a ruolo.
Quanto al personale di Equitalia sarà trasferito in automatico e senza “interruzioni” nel rapporto di lavoro all’Agenzia delle Entrate, il problema però si pone per via del fatto che i dipendenti di Equitalia rientrano tra quelli del settore privato (Equitalia è, infatti, una società privata, sebbene partecipata da enti pubblici), mentre l’assunzione a nome dell’Agenzia delle Entrate trasformerebbe gli stessi in pubblici dipendenti: il che avverrebbe, però, in violazione dell’obbligo del preventivo concorso di Stato come richiesto invece dalla nostra Costituzione.
Il vantaggio per il contribuente immediato è che verrebbe definitivamente eliminato l’aggio oggi applicato da Equitalia ai contribuenti, ossia gli oneri di riscossione consistenti in una percentuale sul debito complessivo, che serve per remunerare la società privata e pagare così le sue spese. 
Cosa c’è dietro l’abolizione di Equitalia? Bisogna riumanizzare il ruolo del riscossore.

Giusto pochi giorni fa Rossella Orlandi, la direttrice dell'Agenzia delle entrate, in una recente intervista a Repubblica, ha enunciato un atteggiamento diverso verso i contribuenti che cadono in errore: "Bisogna distinguere tra chi è in buona fede e chi no, tra dolo e colpa, tra chi è solo disinformato o distratto e chi è un evasore incallito". E poi c’è la questione di alleggerire il carico fiscale che a parte le complesse operazioni di copertura non può non includere un rapporto più morbido, giusto ed equo nei confronti del contribuente.
Ma poi, allo stato dell’arte, cos’è relmente Equitalia? Equitalia è in qualchemodo da ricondurre al governo Prodi, che con il decreto Bersani-Visco ha di fatto autorizzato la società di riscossione a utilizzare dati sensibili quali quelli dei conti correnti bancari. Nello stesso decreto fu inoltre decisa la tracciabilità dei compensi. Poi la famosa escalation di cartelle impazzite.
La leggenda metropolitana, che accusa Berlusconi di aver creato la sanguisuga di Stato, è una falsità. Prima del 2007 si chiamava Riscossione s.p.a., nata dalla riforma della riscossione prevista nel decreto legge n. 203 del 30 settembre 2005, convertita nella legge 248 del 2 dicembre 2005. Un provvedimento del governo di centro-destra allora in carica, da lì la leggenda metropolitana secondo cui Equitalia sarebbe stata un’invenzione di Berlusconi. In realtà non è stato inventato un bel nulla: il servizio di riscossione ovviamente già esisteva, era però affidato in concessione a privati, prevalentemente banche. Con l’articolo 3 del dl 203/2005 e la nascita di Riscossione s.p.a., è tornato semplicemente in capo al pubblico.
Il fisco ha il dovere di condurre una dura lotta contro l’evasione, tuttavia la lotta all’evasione non deve creare più danni di quelli che cerca di correggere.


autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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