Disappunto per Barroso a Goldman Sachs: le domande della mediatrice Ue O'Reilly

13 luglio 2016 ore 10:30, Luca Lippi
Dopo due anni dal cambio di guida alla presidenza della Commissione Europea, si solleva il caso di Josè Manuel Barroso (appunto ex Presidente della Commissione Europea dal 2004 al 2014) che ha deciso di accettare l’incarico di Presidente non esecutivo in Goldman Sachs.
Bruxelles non l’ha presa bene, Goldman Sachs è una delle principali banche d’affari del mondo, ritenuta corresponsabile di disastri come la crisi finanziaria del 2008 e dell’attuale stato delle finanze greche. Per un europeista convinto, quindi, andare a lavorare per quella banca se non è un crimine è senza dubbio un peccato mortale.
Segnala Reuters che anche la mediatrice europea (Ombudsman), Emily O'Reilly, è scesa in campo esprimendo il suo disappunto per la decisione dell'ex presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso di andare a lavorare per la banca d’affari Goldman Sachs. Lo ha fatto chiedendo all'esecutivo europeo di modificare le norme - contenute nel codice di condotta - che regolamentano le attività che possono essere svolte dagli 'ex'. 
Poichè, per O'Reilly, il caso Barroso pone un interrogativo: "Le attuali norme sono sufficienti per tutelare gli interessi pubblici?".
Anche se le attuali regole sono state rispettate, osserva la mediatrice europea, "ogni dubbio sul fatto che lo spirito delle norme sia stato rispettato mette a rischio la fiducia dei cittadini nell'Ue. Inoltre, rischia di vanificare i passi in avanti compiuti dalla Commissione verso comportamenti eticamente corretti e causa un danno a tutti i funzionari europei che lavorano con onestà e tenacia". Secondo O'Reilly, in particolare, il comportamento di Barroso potrebbe aver violato l'articolo 245 del Trattato, quello che richiede "comportamenti corretti" anche dopo aver lasciato l'incarico. E, precisa il mediatore, non fa riferimento ad alcun periodo di tempo predeterminato.

Disappunto per Barroso a Goldman Sachs: le domande della mediatrice Ue O'Reilly

Il dubbio che Bruxelles stia cercando un capro espiatorio per giustificare l’ondata di antieuropeisti, euroscettii e partiti nazionalisti è piuttosto forte, certamente la scelta di Barroso è da valutare come una decisione piuttosto “inopportuna”.
Già nel 2009 quando ci fu la riconferma di Barroso alla guida della commissione, il presidente del gruppo dei socialisti e democratici (S&D) all’Europarlamento, Gianni Pittella aveva sollevato un caso portando all’astensione il gruppo dei socialisti e democratici adducendo motivazioni politiche che sottolineavano cinque anni di fallimenti alle spalle di Barroso e soprattutto la svolta a destra del governo europeo.
Al suo secondo mandato Barroso ottenne una larga maggioranza anche grazie ai voti degli euroscettici. Le Monde aveva salutato la sua rielezione ricordando come Barroso avesse di fatto reso la Commissione Europea una sorta di “segreteria degli stati membri più potenti”. Un aspetto questo che difficilmente ha aiutato la causa europeista. Anche in occasione del primo mandato di Barroso, eletto soprattutto con i voti del PPE e la cui candidatura fu fortemente voluta dagli inglesi gli allora DS decisero di votare contro, Massimo D’Alema (all’epoca eurodeputato) annunciando l’intenzione di non votare per il candidato del PPE definì Barroso “un rispettabile politico della destra europea”. C’è però da dire che Barroso non è certo l’unico uomo di governo europeo legato alla Goldman Sachs.
C’è da seguire con attenzione la querelle, di sicuro i malumori della politica all’interno della Commissione non sono un cattivo segno, probabilmente si stanno rendendo conto che hanno latitato per troppo tempo, e non è mai troppo tardi per riprendersi un ruolo. 

autore / Luca Lippi
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