E' morto Provenzano: "la freddezza" del poliziotto che lo arrestò

13 luglio 2016 ore 13:22, Americo Mascarucci
"Cosa posso dire? Che ricordo con grande emozione il giorno in cui arrestai Provenzano, ricordo le lacrime di tutti i miei ragazzi per quella grande vittoria. Sulla sua morte non ho molto da dire. Certo, non posso dire di essermi commosso per le sue cattive condizioni di salute degli ultimi tempi e per il fatto che fosse rimasto in carcere nonostante le richieste di differimento della pena". 
Giuseppe Gualtieri, attuale Questore di Potenza, dieci anni fa era il dirigente della Squadra mobile che arrestò il boss di Cosa Nostra morto oggi all'età di 83 anni. L'Adnkronos lo ha raggiunto per chiedergli un commento.
"Si trattava di un problema della gestione carceraria - dice Gualtieri difendendo la scelta di tenere in carcere il boss mafioso nonostante le condizioni di salute, scelta contestata dal legale del boss - oltre al suo c'erano tanti altri casi. E lui poteva essere pericoloso anche dal carcere, e nonostante le sue condizioni di salute".
Un arresto quello di Provenzano avvenuto l'11 aprile del 2006 dopo numerosi tentativi andati a vuoto.
Il 22 luglio 1993 Salvatore Cancemi, reggente del "mandamento" di Porta Nuova, si consegnò spontaneamente ai Carabinieri e decise di collaborare con la giustizia, dichiarando che la mattina successiva avrebbe dovuto incontrarsi con il latitante Pietro Aglieri (capo del "mandamento" di Santa Maria di Gesù), per poi raggiungere Provenzano in una località segreta, offrendosi di aiutarli a organizzare una trappola; l'informazione però pare non venne considerata veritiera dai Carabinieri, i quali erano convinti che Provenzano fosse morto poiché dopo un decennio la moglie e i figli erano tornati a vivere e a lavorare a Corleone, decidendo quindi di non sfruttare l'occasione. 

Ma non è tutto.
E' morto Provenzano: 'la freddezza' del poliziotto che lo arrestò
Il 31 ottobre 1995 il boss Luigi Ilardo (reggente mafioso della provincia di Caltanissetta) divenne confidente del colonnello Michele Riccio del ROS e gli rivelò che avrebbe incontrato Provenzano in un casolare nei pressi di Mezzojuso; Riccio allertò il colonnello Mario Mori ma non gli sarebbero stati forniti uomini e mezzi adeguati per intervenire, non riuscendo a localizzare con esattezza il casolare indicato da Ilardo. Successivamente, il 10 maggio 1996 Ilardo venne ucciso poco dopo aver cominciato la sua collaborazione con la giustizia. Riccio accusò Mori e i suoi superiori di aver trattato la faccenda con superficialità, dando inizio a varie inchieste giudiziarie.
Mori il 17 luglio 2013 è stato però assolto dal Tribunale di Palermo insieme al colonnello Mauro Obinu dall'accusa di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, impedendone la cattura nel 1995. Il 19 maggio 2016 Mori è assolto anche in secondo grado dalla corte d'appello di Palermo.

Nel gennaio 2005 la DDA di Palermo coordinò l'indagine "Grande mandamento", condotta dagli agenti del Servizio Centrale Operativo e del ROS dei Carabinieri, che portò all'arresto di 46 persone nella provincia di Palermo, accusate di aver favorito la latitanza di Provenzano e di aver gestito il recapito dei pizzini destinati al latitante; l'indagine rivelò anche che nel 2003 alcuni mafiosi di Villabate avevano aiutato Provenzano a farsi ricoverare in una clinica di Marsiglia per un'operazione chirurgica alla prostata, fornendogli documenti falsi per il viaggio e il ricovero. 
Operazione che è collegata anche ad un altro giallo, quello della morte dell'urologo Attilio Manca avvenuta nel 2004 a Viterbo dove viveva e lavorava. Manca sarebbe morto per un overdose di eroina che, secondo la Procura di Viterbo che coordinò le indagini, si sarebbe iniettato da solo. I familiari del medico però ritengono che Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, lo stesso paese di Provenzano, sarebbe stato ucciso dalla mafia dopo essere stato portato a Marsiglia per operare il boss, essendo stato Manca un urologo fra i migliori in Italia. 
Nel 2006 si verificò un tentativo di depistaggio: il 31 marzo, 11 giorni prima dell'arresto, il legale del boss latitante annunciò la morte del suo assistito. Oggi invece la morte è arrivata davvero.


      

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