Calpestiamo 4 mq di suolo al secondo per 800 milioni all’anno da pagare

13 luglio 2016 ore 21:15, intelligo
di Luciana Palmacci  

L’Istituto superiore per la protezione ambientale lancia l’allarme: è urgente assicurare un reale contenimento del consumo di suolo, soprattutto nelle aree a rischio idrogeologico o sismico, dando ai Comuni indicazioni chiare e strumenti utili. Il cemento prende sempre più 'suolo', colpa, soprattutto, di una crisi economica che non ha favorito politiche adeguate di pianificazione e tutela del territorio. In coincidenza con il Soil Day 2016 (la giornata del suolo), evento a Roma interamente dedicato al dibattito sul tema, dallo stato del suolo nel mondo ai numeri e al costo del consumo italiano all’importanza del territorio tra edilizia e infrastrutture, è stato presentato il rapporto dell’Ispra sul consumo di suolo 2016, che raffigura un fenomeno che viaggia alla velocità di 4 metri quadrati 'mangiati' ogni secondo, per un totale di 35 ettari al giorno (quasi come 35 campi di calcio), ovvero 250 km quadrati in un biennio; e che ci costerà 800 milioni di euro l'anno. Ma per l’Ispra "l’obiettivo non è bloccare il settore edilizio, bensì promuovere un’edilizia di qualità, sostenibile nell’uso delle risorse ambientali". Un appello rivolto alla politica che, in realtà, a maggio aveva già approvato alla Camera il ddl contro il consumo di suolo, fermo ora al Senato.

Calpestiamo 4 mq di suolo al secondo per 800 milioni all’anno da pagare
Dopo aver toccato anche gli 8 metri quadrati al secondo degli anni 2000, il rallentamento iniziato nel periodo 2008-2013 (tra i 6 e i 7 metri quadrati al secondo) si è consolidato, quindi, negli ultimi due anni, con una velocità ridotta di consumo di suolo, che continua comunque a coprire, ininterrottamente, aree naturali e agricole con asfalto e cemento, edifici e fabbricati, centri commerciali, servizi e strade. 
Passando ai costi, la cementificazione prevede una spesa media che può arrivare anche a 55mila euro all'anno per ogni ettaro di terreno consumato, cambiando a seconda del servizio ecosistemico che il suolo non può più fornire per via della trasformazione subita: dalla produzione agricola (oltre 400 milioni), allo stoccaggio di carbonio (circa 150 milioni), dalla protezione dell'erosione (oltre 120 milioni) ai danni provocati dalla mancata infiltrazione dell'acqua (quasi 100 milioni) e dall'assenza di insetti impollinatori (quasi 3 milioni). 

In Italia le aree più colpite risultano essere quelle del Settentrione, nel 2015, in 15 regioni è stato superato il 5% di suolo consumato, con il valore percentuale più elevato in Lombardia e in Veneto (oltre il 10%). Casi record di territorio consumato riguardano diversi comuni che superano il 50%, e talvolta il 60%, come il piccolo comune di Casavatore, in provincia di Napoli, con quasi il 90% di suolo cementificato
A rischio anche le coste e le aree sismiche, tra le regioni con valori più alti entro i 300 metri dalla linea di costa si evidenziano Marche e Liguria con oltre il 45% di suolo consumato; a rischio idrogeologico e sismico i valori massimi li troviamo in Lombardia (14,3%) e in Veneto (12,5%) e nelle zone a pericolosità molto alta (il 4,5% a livello nazionale, il 6,5% in Campania). 
Inoltre volendo fare un confronto con gli altri paesi europei le stime di Eurostat (2016), ci dicono che la quota di territorio con copertura artificiale in Italia è stimata pari al 7,0% del totale, contro il 4,1% della media dell’Unione Europea. Siamo al sesto posto dopo Malta (32,6%), Belgio (12,1%), Paesi Bassi (12,3%), Lussemburgo (10,1%) e Germania (7,1%).
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