Canonizzazione martiri di Otranto: perchè così facendo Papa Francesco non ha rotto con il mondo islamico

13 maggio 2013 ore 10:18, Americo Mascarucci
Canonizzazione martiri di Otranto: perchè così facendo Papa Francesco non ha rotto con il mondo islamico
Papa Francesco
ha canonizzato ieri, con una solenne cerimonia in Piazza San Pietro, i martiri di Otranto massacrati dai turchi nel 1480 per aver rifiutato la conversione coatta all’Islam
. Come già avvenuto con la beatificazione del frate cappuccino Marco D’Aviano, che guidò le truppe cristiane contro gli ottomani durante l’assedio di Vienna nel ‘600, da parte delle comunità musulmane non sono mancate le polemiche. Quando Giovanni Paolo II decise di elevare agli onori dell’altare l’eroico francescano, ci fu chi arrivò ad ipotizzare che questo gesto potesse compromettere irrimediabilmente il dialogo interreligioso ed i rapporti di amicizia con gli islamici. Una tesi che fu sostenuta pure dai settori più progressisti della Chiesa Cattolica senza però far desistere Wojtyla da un proposito a lungo coltivato. A promuovere la santificazione degli 800 cristiani di Otranto uccisi per non aver voluto abiurare la propria fede, già proclamati beati alla fine del 1700 da Clemente XIV, è stato Benedetto XVI dandone notizia il giorno stesso in cui annunciò le dimissioni dal pontificato. Francesco è stato però ben lieto di esaudire il desiderio del suo predecessore rendendo onore a chi ha dato la vita per Cristo. La canonizzazione dei martiri di Otranto, lungi dall’essere un gesto di rottura con il mondo islamico, è oggi più che mai attuale di fronte al preoccupante risveglio dell’odio religioso che si sta diffondendo in molti paesi dell’Africa, dell’Asia e nel Medio Oriente. I cristiani continuano ad essere perseguitati come lo erano al tempo degli ottomani, uccisi il più delle volte con metodi che definire barbari è un puro eufemismo. In Nigeria, in Pakistan, in Iraq, in Egitto, in Siria, in Libia, nelle Filippine, in India sono sempre più all’ordine del giorno le violenze contro i cristiani da parte, non solo dei musulmani, ma anche degli induisti. Una situazione agevolata dal silenzio e dalla complicità dei governi e della comunità internazionale. E se il silenzio dei governi locali può trovare una minima giustificazione nella necessità di mantenere il consenso assicurato dai gruppi fondamentalisti, nessuna giustificazione può invece essere accordata ad un’Europa che troppo spesso ha fatto finta di non vedere e di trincerarsi dietro il facile alibi della laicità per non esprimere condanne nette ed inequivocabili. E’ di pochi giorni fa la notizia dello sventato attentato contro il Patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I, progettato da un gruppo estremista islamico ad Istanbul il prossimo 29 maggio, data della conquista della città da parte degli ottomani. La circostanza è stata confermata dalla Procura di Ankara. Una notizia grave, che però non può stupire se si considera che il premier turco Erdogan, un pericoloso integralista travestito da moderato (e l’Europa tanto per cambiare era pronta ad accoglierlo a braccia aperte) è il primo a rivendicare la grandezza dell’antico impero ottomano promuovendone la ricostituzione. Quell’impero ottomano che dopo aver sottomesso l’Oriente, ha tentato di assoggettare l’intera Europa conquistando Vienna, con l’obiettivo di arrivare a Roma, per espugnarla e proclamarla capitale occidentale dell’Islam. Il dialogo interreligioso è importante ma è altresì necessario non dimenticare la storia, distinguendo le vittime dai carnefici. E’ stato il mondo islamico ad aver sempre cercato di sottomettere la cristianità alla legge del Corano, non il contrario. I cristiani si sono soltanto difesi fino al martirio come avvenuto ad Otranto. Ecco perché è giusto ricordare e santificare questi martiri, anche se la cosa può disturbare i pasdaran del multiculturalismo e della tolleranza, sempre e solo, a senso unico.  
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