Nodo riforme: Quagliariello è il piatto, la Finocchiaro il condimento ma lo chef è Silvio

13 maggio 2013 ore 12:15, Lucia Bigozzi
Nodo riforme: Quagliariello è il piatto, la Finocchiaro il condimento ma lo chef è Silvio
Il Cav. esce dalla porta della Convenzione per le riforme e rientra dalla finestra della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Nuova location istituzionale e politica del lavoro mancato in venti anni e ora annunciato come la svolta di questa legislatura ‘allargata’. Due nomi a tirare le fila del lavoro da fare: Gaetano Quagliariello e Anna Finocchiaro; il primo ministro ad hoc, la seconda presidente della commissione senatoriale, unico incarico di rilievo riservatole dal suo partito dopo il fuoco ‘amico’ sull’ipotesi donna al Colle, ministro o sottosegretario, segretario-traghettatore al Nazareno.
La Convenzione è ormai solo il titolo di un dossier vuoto, già catalogato negli archivi delle larghe intese. Berlusconi puntava alla presidenza ma ha dovuto fare rapidamente dietrofront perchè gli alleati-avversari dem non potevano digerire l’idea che se la Convenzione avesse centrato l’obiettivo, stavolta il Cav. sarebbe andato da Napolitano consegnando il plico e, di fatto, aprendosi la strada per la successione al Quirinale. E’ la lettura che corre tra gli spifferi piddini, mentre dalle parti di Via dell’Umiltà si sottolinea il fair play dell’ex premier per agevolare il cammino (o la corsa ad ostacoli?) del giovane Letta. In realtà, il Cav. sulle riforme c’è e ci resterà: da membro della commissione, quanto basta però, per esercitare la sua personale moral suasion sia sul ministro incaricato che sulla presidente prescelta. Fin qui siamo ai titoli. Nel merito, i nodi verranno al pettine quando si tratterà di rimettere la mani sulla legge elettorale. Al di là delle proposte sulla revisione della seconda parte della Costituzione, pur indispensabile, il banco di prova o lo scoglio insormontabile sarà il nuovo sistema elettorale a dire dei fallimenti o dei successi del governo Letta. Considerati i tentativi di accordo per mesi sperimentati dallo stesso Quagliariello insieme a Violante e Chiti ai tempi del governo Monti, poi franati sui veti incrociati, non sarà una partita facile. E chi ci mette la faccia adesso rischia di bruciarsi le mani. Vale per il Pdl, vale per il Pd. Perché al netto di tutto, il Berlusconi dialogante vuole per sé la golden share del governissimo.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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