Tra carico fiscale e commissioni bancarie, quanto costa un pieno di benzina?

13 maggio 2014, Gianfranco Librandi
di Gianfranco Librandi
Tra carico fiscale e commissioni bancarie, quanto costa un pieno di benzina?
Gli italiani pagano la benzina come nessuno in Europa (e non solo) a causa del carico fiscale che gonfia all’inverosimile il prezzo al consumo. Come se l’esperienza diretta dei consumatori non fosse sufficiente a far sorgere un legittimo dubbio, è questa la sintesi della rilevazione Assopetroli-Assoenergia che, in collaborazione con Figisc, Anisa e Confcommercio, monitora non soltanto i prezzi ma soprattutto il differenziale sul costo dei carburanti tra l’Italia e gli altri paesi europei. Ecco i dati salienti dell’ultima rilevazione relativa al mese di aprile. Il prezzo di un litro di benzina si porta dietro (al netto delle addizionali regionali) una zavorra fiscale che pesa il 60,84% e a conti fatti il consumatore italiano paga (in media) la benzina 25,9 cent €/litro e il gasolio 25,1 cent €/litro in più rispetto al resto d’Europa. Rispetto ai prezzi del carburante quindi c’entra poco la rete di distribuzione poco efficiente, i costi industriali e di trasporto, dato che nel caso della benzina – secondo la rilevazione – 24,9 cent €/litro sono tasse (accise e Iva) e soltanto 1 cent €/litro è dovuto ad un maggiore prezzo industriale. In sintesi, sono le maggiori tasse il motivo per il quale, in Italia un litro di benzina costa 1,729 €/litro mentre la media europea si attesta a 1,470 €/litro; uno scostamento pari a +15%, prelevato dalle tasche dei consumatori, anche dovuto all’ulteriore aumento (dal 1° marzo 2014) di 0,0024 €/litro disposto dal decreto-legge 69/2013, il cosiddetto “decreto del fare”. Tra l’altro, la clausola di salvaguardia del decreto-legge 66/2014 (cioè il dibattuto “decreto Irpef”) prevede – almeno nell’attuale impostazione – un aumento delle accise di ulteriori 650 milioni di euro. Ma mentre da un lato si aumenta la pressione fiscale su benzina e gasolio, dall’altro se ne pagano (è il caso di dire) le conseguenze, dovuto (immaginabile “effetto boomerang”) al crollo dei consumi di carburante causato proprio dall’incremento del prezzo. Secondo i dati del Centro Studi Promotor, infatti, nel 2013 le vendite di carburante hanno subìto una contrazione del 3,3%, causando (paradossalmente) un minore gettito nelle casse dello Stato di un miliardo di euro. Ma se il consumatore spera di aver dato abbastanza nel pagare la benzina più cara (perché più tassata) d’Europa, forse non ha ancora realizzato che dal 1° aprile scorso è stata re-inserita la commissione bancaria per coloro che utilizzano ai fini del pagamento carta di credito e bancomat. Novità che – al di là della beffa per i consumatori – non andrà certamente ad incentivare l’utilizzo delle carte di pagamento, nel quale l’Italia, secondo un'indagine Bankitalia (progetto SEPA – Single Euro Payments Area), è già fanalino di coda in Europa. Tra l’altro si va a frenare l’utilizzo di uno strumento, quello della “moneta elettronica”, che oltre ad essere tra i più efficaci per contrastare l'evasione fiscale, sarebbe utile per incoraggiare i consumi dato che favorirebbe, stando all’indagine Bankitalia, la vendita di beni e servizi. Ma, evidentemente, non della benzina.
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