Ruffini e il nuovo corso della comunicazione cattolica

13 maggio 2014 ore 11:03, Americo Mascarucci
Ruffini e il nuovo corso della comunicazione cattolica
Ci sono cognomi che sono strettamente legati ad una missione, e quello dei Ruffini è di essere eternamente legati alla Chiesa e alle sue gerarchie.
Paolo Ruffini è stato infatti nominato nei giorni scorsi direttore delle emittenti della Conferenza Episcopale Italiana, Tv 2000 e Radio in Blu. La sua nomina ai vertici dell’informazione cattolica pare sia stata benedetta ai piani alti, cioè dalla Segreteria di Stato, in particolare dal sostituto Angelo Becciu lo stesso che chiese ed ottenne nei mesi scorsi la rimozione di Dino Boffo, per interpretare il nuovo corso di papa Francesco. Ruffini oltre che un famoso giornalista, con una brillante carriera tanto nella carta stampata che in televisione, è nipote del cardinale Ernesto Ruffini e figlio dell’ex ministro democristiano Attilio. Lo zio cardinale fu per lunghi anni arcivescovo di Palermo ed insieme al potente Alfredo Ottaviani, il capofila del fronte dei porporati tradizionalisti più critici verso il Concilio Vaticano II e le innovazioni liturgiche. Paolo dallo zio non ha sicuramente ereditato il conservatorismo cattolico, visto che è da sempre vicino al centrosinistra; approdò in Rai con la benedizione dell’Ulivo all’epoca del primo governo Prodi dopo anni di cronaca politica a Il Messaggero; in quota al Partito Popolare italiano ottenne prima la direzione del Giornale Radio Rai e successivamente la direzione di Rai3, la rete della Rai storicamente appaltata alla sinistra. Era il 2002 e al governo c’era Berlusconi. All’Ulivo, allora in minoranza nel Cda Rai, fu lasciata a disposizione, per un consolidato patto non scritto ma sempre rispettato sin dai tempi della prima repubblica, la terza rete del servizio pubblico, mentre Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc e Lega si spartivano i primi due canali, Raiuno e Raidue; pertanto nel dividere le posizioni di vertice su Rai3, il centrosinistra decise di assegnare la direzione di rete all’area cattolica e quella del Tg3 all’area diessina. Così Ruffini fu promosso direttore di Rai3 e sembrò riscuotere pure il gradimento del centrodestra che lo considerava un moderato. Quello stesso centrodestra che nel 2009 chiese ed ottenne dal Cda la sua testa, giudicando Rai3 un canale dichiaratamente antiberlusconiano ed antigovernativo. Al suo posto fu insediato Antonio Di Bella, area Ds. Ruffini accusò la Rai di discriminazione politica e, facendo leva sugli alti indici d’ascolto della sua rete, avviò una vertenza giudiziaria per ottenere il reintegro alla direzione. Il Tribunale di Roma accolse il suo ricorso e la Rai, dopo un’iniziale rifiuto legato alla possibilità di ricorrere in appello, decise di reintegrarlo, anticipando anche il giudizio di secondo grado ugualmente favorevole al direttore. Tuttavia il divorzio con la Rai era solo rimandato ed avverrà nell’ottobre del 2011 quando Ruffini stesso chiederà la risoluzione del contratto per andare a dirigere La7. Il centrodestra vede Ruffini come il fumo negli occhi, per la sua attitudine a concedere ampio spazio nelle emittenti da lui guidate ai conduttori e ai comici più marcatamente antiberlusconiani, ad iniziare da Michele Santoro, Serena Dandini, Sabina Guzzanti, Maurizio Crozza, anche se va detto ad onor del vero che a La7 proprio per volontà di Ruffini, ha trovato collocazione anche l’ex leghista Gianluigi Paragone. La sua nomina al vertice delle emittenti Cei sicuramente darà fastidio a parecchi, soprattutto in considerazione dell’ormai imminente avvicendamento ai vertici della Conferenza Episcopale. Ad Angelo Bagnasco entro fine mese, quando si terrà l’assemblea generale, dovrebbe succedere un vescovo più gradito al Papa e, salvo colpi di scena, il nome più accreditato è quello dell’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, promosso cardinale nell’ultimo concistoro. Ruffini dunque dovrà essere il miglior interprete del nuovo corso della Cei e data la sua vicinanza agli ambienti di Famiglia Cristiana e al cattolicesimo dossettiano c’è da star certi che non mancherà di far storcere la bocca ai berlusconiani duri e puri. Ma anche qui alla fine a contare saranno i risultati, e sebbene si tratti di emittenti cattoliche e dunque sottomesse a precise ed inderogabili regole di condotta e di selezione dei contenuti, alla fine la forza dei numeri e dei dati d’ascolto sarà ciò che farà la differenza.
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