Meluzzi: "Un po' di transgender ed ecco il successo. Registi paraculi: dai cartoni a Conchita..."

13 maggio 2014 ore 12:24, Marta Moriconi
Meluzzi: 'Un po' di transgender ed ecco il successo. Registi paraculi: dai cartoni a Conchita...'
Con Alessandro Meluzzi, medico e specialista in psichiatria, IntelligoNews parla del tema della transessualità e dell'identità di genere e lo fa affrontando l'attualità: dalla vittoria di Conchita all'Eurovision Song Contest fino al primo cartone animato "transgender". La vittoria di Conchita cosa rappresenta? Rispetto e tolleranza o, come ieri ci ha detto il prof. Zecchi, si tratta di una semplice provocazione equivalente a quelle che avvengono in arte? «C’è un gusto surrealista che da una parte sconfina nella dimensione dell’assurdo, l’artista Manzoni e altri lo rappresentano bene. Dall’altra, più semplicemente, rappresenta il caos e il cattivo gusto». Cosa pensa, da medico, del primo cartone animato ‘transgender’  Shezow, su Frisbee? La visione è adatta al pubblico di minori? «Fa male in quanto contribuisce all’istupidimento generale. Il politicamente corretto ha delle leggi implacabili. Fino a qualche tempo fa era serio, nell’ordine del politicamente corretto, parlare della Shoah, e chiunque ne avesse parlato avrebbe ottenuto inesorabilmente successo. Era anche giusto fosse così. Poi è stato il tempo della follia, ma già non è più di moda. Ora è il momento dell’identità di genere, ma si tratta sempre dei dictat del politically correct. Questi qua sono semplicemente dei paraculi, e c’è anche una qualche strana assonanza semantica tra le due cose». In che senso sono dei paraculi? «La paraculaggine di certi intellettuali, chiamiamoli così, consiste nel mettere una spolverata di transgender perché qualsiasi stupidaggine abbia successo. Il principale contributo che viene dato ai giovani è il loro rincoglionimento, neanche la trasgressività come vorrebbero». Passare con ironia certi messaggi può servire al bambino? «Il bambino avrebbe bisogno di capire la trasgressione attraverso le regole. Per sapere ed accettare la diversità, serve partire da qualcosa di chiaro. Se sta in una specie di brodo primordiale, di alien, di gelatina informe, in cui nulla si distingue da nulla, non c’è neanche più il gusto della trasgressione». Ma la spettacolarizzazione anche del dolore e della delinquenza, quanto pesa oggi? «Guardare la bruttezza ed esibirla non è una tendenza nuova. Si tratta di una devianza del voyerismo in tutte le latitudini. Sempre quando si guarda l’abisso, l’abisso prima o poi ti guarderà. Pensare di parlare della devianza senza contemporaneamente definire i contorni della luce, vuol dire non analizzare la realtà. Si tratta solo di un caos primordiale». Se ne uscirà, professore? «La storia non si ferma. Rientrare in un un’era di distinzioni precise è la speranza di tutti, però. In Occidente sarà difficile». 
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