Di padre in figlio, Gianni Buontempo: "Mio padre Teodoro era un siero contro l'antipolitica"

13 maggio 2014 ore 13:16, Adriano Scianca
Di padre in figlio, Gianni Buontempo: 'Mio padre Teodoro era un siero contro l'antipolitica'
Un anno fa moriva Teodoro Buontempo
, indimenticato protagonista della destra del dopoguerra e di una certa anima popolare, sanguigna, ma anche generosa e in qualche modo alta della politica che sembra purtroppo andare sempre meno di moda. “Il lascito politico di mio padre rappresenta un siero contro i morsi di vipera dell'antipolitica”, ricorda a Intelligonews Gianni Buontempo, figlio 22enne dell'esponente del Msi. Esiste, nel ricordo generale, un dominio di “Er Pecora” su Teodoro Buontempo, del personaggio sulla persona? «Sul fatto che ci sia un dominio non sarei d'accordo proprio perché io e la mia famiglia stiamo contrastando il ricordo che tende ad andare unicamente in questo senso. Ci impegniamo affinché rimanga soprattutto la persona e il suo lascito politico. Detto questo, mio padre comunque non ha mai rifiutato certi nomignoli o di essere ricondotto anche a un certo tipo di personaggio». Ci sono strumentalizzazioni politiche o, peggio, elettorali sul ricordo di suo padre? «Al momento non ci sono state perché, mi permetta, la mia famiglia è composta da quattro persone ma ognuna vale per 10. Siamo quasi un comitato. Chi ha parlato di papà, fino ad ora, lo ha fatto mentre c'eravamo noi e quindi nessuna strumentalizzazione è stata possibile». Quanto manca Buontempo alla politica odierna? «Guardi, mi viene in mente uno degli ultimi interventi pubblici di mio padre, a Radio Luiss. Soffiava già da tempo il vento di una antipolitica estrema, tutti ce l'avevano con i politici. Mio padre ricordò che i politici sono persone che vestono una rappresentanza. Non è la politica a essere negativa, sono le persone che falliscono e che abbandonano i propri percorsi. Ma chiunque va lì a metterci la faccia dovrebbe essere rispettato a prescindere».
Di padre in figlio, Gianni Buontempo: 'Mio padre Teodoro era un siero contro l'antipolitica'
Buontempo antidoto all'antipolitica, quindi?
«Io direi Buontempo come siero ai morsi di vipera che di questi tempi hanno messo il veleno dentro alle persone». Questo confligge un po' con una certa immagine superficiale di suo padre, molto ruspante, sanguigna, stradaiola, tant'è che qualcuno potrebbe pensare che sia stato un antesignano di Grillo... «Le dirò una cosa: non ho mai sentito mio padre riferirsi al Presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio, al collega deputato, al sindaco aggredendo il ruolo. Ha sempre voluto contrastare le idee, mai le persone. Grillo? Per carità, ci può essere un aspetto in comune. Pensiamo allo slogan “arrendetevi siete circondati”, che mio padre contribuì a formulare. Pensiamo allo sforzo di documentazione, di studio delle regole, al fatto che era un attento autodidatta, al suo modo di saper comunicare con le persone semplici. Per il resto, però, non capisco l'accostamento». Quali sono le differenze principali? «Mio padre puntava molto a vedere il problema sempre insieme alla soluzione, l'idea con l'azione. Lui mi ha sempre insegnato che se discuti con qualcuno e sei davvero convinto delle tue idee, la tua vittoria non è nella sopraffazione ma nella ricerca di una sintesi che non è compromesso. Ecco, questo era Buontempo, e mi sembra che su questo campo il paragone con Grillo non regga». E Gianni Buontempo che fa, si dà anche lui alla politica? «Francamente non vedo oggi una politica che forma e aspetta i giovani. La vocazione politica è qualcosa che esiste a prescindere da tutto ma che non può essere realizzata se non c'è la possibilità di essere scelti, di vedere qualcuno che punta su di te». Insomma, non ci sono le condizioni. Ma la passione, questo me lo conferma, c'è tutta, non è vero? «La passione c'è. Mi è stata trasmessa nel sangue».
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