Ddl Cirinnà, per Renzi giorni di equilibrismo tra Alfano e il suo Pd

13 maggio 2015, Americo Mascarucci
Ddl Cirinnà, per Renzi giorni di equilibrismo tra Alfano e il suo Pd
Come annunciato si infiamma lo scontro nella maggioranza fra il Partito Democratico e il Nuovo centrodestra in merito al disegno di legge sulle unioni civili, il cosiddetto ddl Cirinnà approvato dalla Commissione Giustizia del Senato grazie ai voti del Pd e del Movimento 5Stelle

Gli alfaniani annunciano barricate, ossia una serie di emendamenti indirizzati a modificare radicalmente il testo licenziato dalla commissione che, come denunciato dal senatore Carlo Giovanardi, equipara le coppie di fatto e le unioni gay alla famiglia fondata sul matrimonio, apre all’utero in affitto e alla pensione di reversibilità, tutte questioni che vengono contestate da parte cattolica. 

Il nodo del contendere sta proprio sulla tanto contestata equiparazione fra famiglia e convivenza, al punto che anche nel Pd c’è chi sostiene l’esigenza di marcare di più e meglio il confine fra una coppia regolarmente sposata ed una che vive sotto lo stesso tetto ma senza vincoli. 

Quelli dell’Ncd sono d’accordo a riconoscere diritti alle unioni di fatto e anche alle coppie gay, ma questo a giudizio degli ex berlusconiani può e deve avvenire con specifiche disposizioni compatibili con il codice civile e senza dare l’idea che tutte le famiglie siano uguali.

Per Alfano e company non si possono trattare i conviventi come se fossero coppie regolarmente sposate riconoscendo loro anche il diritto alla reversibilità della pensione come avviene fra i coniugi, né può essere consentito alle coppie omosessuali di poter adottare i figli ottenuti con l’utero in affitto. Sul discorso poi delle pensioni di reversibilità, come ha spiegato il senatore Ncd Maurizio Sacconi, oltre ad un discorso di inopportunità politica si aggiungerebbe soprattutto un problema di natura economica visto che questo gioco rischierebbe di produrre un aggravio di costi di circa 300 milioni di euro; potrebbero infatti avanzare richiesta oltre 30 mila possibili percettori. 

Il Pd è diviso al proprio interno fra chi vorrebbe approvare il ddl Cirinnà così come è stato licenziato dalla Commissione Giustizia del Senato e chi invece ritiene necessario introdurre modifiche che vadano meglio a specificare alcuni aspetti controversi e poco chiari. Un numero impressionante di emendamenti quelli presentati a questa proposta di legge che stanno a dimostrare come su un argomento che va ad impattare pesantemente sulla sfera etica, l’interesse sia molto elevato. Anche l’ala cattolica di Forza Italia si è data un gran da fare per presentare emendamenti. Per Maurizio Gasparri il ddl Cirinnà va affossato perché distrugge l’istituto della famiglia e poco importa se nel partito azzurro sono in tanti a voler riconoscere diritti alle coppie gay, ad iniziare dalla compagna di Berlusconi Francesca Pascale. 

Ma i cattolici di Forza Italia non se la sentono proprio di lasciare campo libero ai “cugini” dell’Ncd nel loro ruolo di interlocutori privilegiati delle gerarchie. Un ruolo che Alfano, Giovanardi, Roccella ecc. si sono abilmente ritagliati rompendo il cordone ombelicale con il berlusconismo quando hanno compreso che l’ex Cavaliere non era più gradito nei sacri palazzi ma mantenendo le distanze da Renzi sui temi etici. Sotto accusa c’è soprattutto la senatrice Cirinnà accusata da quelli dell’Ncd di aver voluto forzare la mano cercando l’asse con i 5Stelle anziché privilegiare il rapporto con la maggioranza di governo; un rapporto che però poteva essere mantenuto soltanto al prezzo di inevitabili cambiamenti alla legge con una distinzione ben marcata fra famiglia e unioni di fatto, distinzione che l’ala laicista del Pd non ritiene affatto necessario specificare dal momento che riconoscere diritti a chi non li ha non significa negarli a chi già ne usufruisce. 

Ma questa non è forse un’equiparazione bella e buona? Da qui quindi l’annunciato ostruzionismo degli alfaniani cui sembra aggiungersi anche quello di Forza Italia. Ora starà al premier Renzi cercare di rimettere pace nella maggioranza salvando il massimo del ddl ma tentando nel contempo di soddisfare se non in tutto quanto meno parzialmente le richieste dell’Ncd. 

Un’impresa che rischia di rivelarsi molto più ardua di come possa sembrare visto che cedere ai diktat di Alfano significherebbe scomunicare l’ala maggioritaria del Pd, ora ingrossata anche dall’arrivo dei reduci di Sinistra Ecologia e Libertà. 

Per Renzi dunque si prospettano giorni di grande equilibrismo.
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