Parla l'immunologo Aiuti: "Ebola non è sconfitta e il decorso cambia da paziente a paziente"

13 maggio 2015, Andrea De Angelis
L'infermiere sardo contagiato dal virus Ebola è arrivato nella notte a Roma all'ospedale Spallanzani. Lo afferma una nota del ministero della Salute. 
Il trasferimento è stato organizzato d'intesa tra i Ministeri della Salute e della Difesa ed è stato eseguito dall'Aeronautica in alto biocontenimento, "seguendo le stesse procedure già attuate nel novembre scorso per il medico siciliano colpito dal virus e poi guarito", il dottor Stefano Pulvirenti

IntelligoNews ha sentito l'immunologo Fernando Aiuti, il quale ha invitato a non sottovalutare l'epidemia, ma stando ben attenti ad evitare facili e inutili allarmismi...

Parla l'immunologo Aiuti: 'Ebola non è sconfitta e il decorso cambia da paziente a paziente'
Professore, trova corretto paragonare già il nuovo caso dell'infermiere sardo ricoverato allo Spallanzani a quello di Pulvirenti? 

«Il decorso dell'ebola può assolutamente cambiare da paziente a paziente, il virus è sempre lo stesso. Dipende dall'età del paziente, dalle sue condizioni legate anche ad altre patologie. L'efficacia della terapia che lo Spallanzani ha messo in atto è però sempre quella, uguale a quanto fatto per Pulvirenti». 

Vogliamo ricordare i sintomi della malattia?

«Una febbre molto elevata fin dall'inizio, con brividi e sudorazione, poi dolori articolari e muscolari fino alla comparsa di questa febbre emorragica con diarrea, vomito fino allo shock emorragico con, nei casi più gravi, abbassamento della pressione e insufficienza cardiorespiratoria. Nei casi meno gravi il decorso può essere più attenuato con i sintomi che regrediscono nel giro di dieci, quindici giorni».

Se non ci sono complicazioni, quando dura dunque lo sviluppo della malattia?

«Da una settimana a quindici giorni». 

I romani non devono comunque preoccuparsi.

«Assolutamente non bisogna allarmarsi per questo ricovero perché le misure di contenimento sono tali che non vi è nessun rischio di contagio con la popolazione. Se qualche persona fosse invece venuta in contatto con l'infermiere a Sassari dovrà stare in isolamento, in quarantena sino al periodo di incubazione che è pari a 21 giorni».

La scorsa estate vi fu una sorta di fobia collettiva nei confronti dell'ebola. Ora il contesto sembra cambiato, ma qual è la reale situazione?

«I casi si stanno fortemente riducendo in quei tre paesi africani più colpiti dall'ebola, con una forte inversione di tendenza a partire da febbraio di quest'anno. Il fatto che sia stato contagiato un infermiere significa però, e questo lo si sa dai dati dell'Oms, che l'infezione non è finita. Prima di cantare vittoria dovremo assistere all'ultimo caso che si verificherà nelle città o nei grandi villaggi africani, ma l'eliminazione del virus ebola al momento non è pensabile. Potranno esserci nuovi contagi magari tra un mese, sei mesi o un anno e quindi dobbiamo stare sempre in allerta». 

C'è chi troppo presto ha parlato di fine dell'epidemia... 

«L'Oms non lo ha fatto, è stato qualcun altro e purtroppo non è così. Dobbiamo aspettare i dati ufficiali e dunque le misure di precauzione in quei paesi devono essere sempre osservate». 
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