Minoranza dem, parla Zoggia (Pd): “Al lavoro perché Fassina non esca. Non a mio agio con Landini"

13 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Minoranza dem, parla Zoggia (Pd): “Al lavoro perché Fassina non esca. Non a mio agio con Landini'
“A Renzi consiglio cautela: nessuno ha la verità assoluta in tasca”. Davide Zoggia, parlamentare della minoranza dem, non gradisce i toni sferzanti del premier e rilancia la sua battaglia ‘restando nel Pd’. Cosa che consiglia anche a Fassina, ad un passo dall’addio, nella conversazione con Intelligonews…

Che effetto le ha fatto sentire i toni sferzanti di Renzi nei confronti di Civati, Fassina, Bersani, D’Alema mentre su alcuni candidati ‘impresentabili’ nelle liste che sostengono De Luca in Campania usa la parola ‘imbarazzanti’?

«Terrei separate le due cose, nel senso che ognuno di noi è portatore di un pezzo di valori, di idee. Per quanto riguarda la sinistra non c’è nessuno che ha l’assoluto ma tutti sono importanti e indispensabili. Secondo me non va dileggiato e deriso nessuno; piuttosto bisogna tenere conto del contributo che tanti hanno dato nel corso degli anni per costruire il Pd. Nessuno ha tutte le verità in tasca». 

Sì ma per voi della minoranza lo spazio di manovra è sempre più stretto e ogni volta dovete “beccarvi” le sferzate di Renzi. Cosa risponde?

«Ritengo sia un atteggiamento che non aiuta. Nonostante alcune visioni diverse, abbiamo bisogno di tenere assieme tutto. Io sono sempre contento quando qualcuno aderisce al Pd ma sono più contento se tengo dentro quelli che hanno contribuito a costruire il partito».

Non ha risposto sugli ‘impresentabili imbarazzanti’…

«Per quanto riguarda le liste in Campania, mi pare che la lista del Pd non rappresenta particolari problemi. Ci sono poi liste collegati che presentano alcune difficoltà e da questo punto di vista credo che Renzi abbia, anche correttamente, fatto quel riferimento. A me interessa che le nostre liste siano il frutto di una pulizia e di un’attenzione particolare alla selezione dei candidati, però consiglierei anche da parte del segretario perché non vorrei ci fossero altre uscite».

A proposito di altre uscite, viene data per imminente quella di Fassina rispetto al quale Renzi ha detto che se alla fine decidesse di uscire è un problema suo. Che ne pensa?

«Sono d’accordo con Speranza: se dovesse uscire Stefano non è un problema suo ma del partito perché lui, come molti di noi, rappresenta un pezzo significativo di questo partito con il proprio profilo, la propria identità e il modo di essere, la sua attenzione in particolare ai temi del sociale e del lavoro. Da questo punto di vista non va assolutamente sottovalutato e io in queste ore lavorerei perché ciò non avvenga. Quando se ne vanno personalità di questo calibro significa che qualche problema c’è e penso che occorre lavorare per ricomporre. Ho chiesto a Fassina di restare perché la battaglia si fa dentro il partito contribuendo alla costruzione di un partito riformista di centrosinistra con l’obiettivo di governare, adesso lo stiamo facendo, magari non secondo una traiettoria che ci piace ma siamo al governo e dobbiamo lavorare per migliorarne l’azione. Andando via, invece, abbandoniamo il campo e lasciamo ancora più spazio alle politiche del governo che non sono esattamente utili al Paese»

Sul ddl scuola c’è molto dissenso e non solo nella minoranza dem: può rappresentare una “Caporetto” di Renzi in termini di consenso, specie alla vigilia delle regionali?

«Ne parlavo poco fa con alcuni commissari dem della Commissione che hanno lavorato per migliorare il provvedimento; non è ancora come lo vorremmo ma è stato fatto un lavoro importante da tutte le anime del partito per arrivare a una soluzione accettabile e in questo senso lavoreremo nelle ultime ore disponibili»

Lei non ha votato la fiducia sull’Italicum, potrebbe sostenere il referendum per abrogarlo?

«Io non ho votato la fiducia e ritengo che l’Italicum 2.0 sia un passo in avanti rispetto all’Italicum 1.0 ma non ancora sufficiente per quanto riguarda il mio modo di intendere la legge elettorale ma quando si sta in Parlamento bisogna accettare le risultanze dell’Aula. Se non va come vorremmo, vedrei contraddittorio che ci facciamo promotori di un referendum; è un atteggiamento distante dalla mia mentalità e dal mio modo di stare dentro una forza politica e un’istituzione importante come il Parlamento. Mi pare di aver capito che Renzi ha fatto aperture sulla riforma del Senato e del Titolo V: anche se non ci sarà il Senato elettico che peraltro noi non abbiamo mai chiesto e se davvero ci saranno queste aperture, lavorerei per riequilibrare la bilancia costituzionale e democratica del Paese»

Perché Renzi ha cancellato con un sms la riunione del gruppo per l’elezione del sostituto di Speranza? Cosa c’è dietro?

«E’ stata una mossa intelligente di Renzi. Ora guardiamo come vanno le regionali e io penso ci sarà un risultato importante per Pd e centrosinistra, dopodichè tenendo conto del gruppo, del governo e del partito vediamo se si possono creare condizioni tra maggioranza e minoranza dem per arrivare a una ripartenza. Io sono fiducioso»

Ma che effetto le fanno le parole di Renzi che critica Civati perchè "vuol farsi un movimento personale" respingendo le stesse accuse mosse dalla minoranza nei suoi confronti? Temete il progetto politico di Civati per costruire una sinistra a sinistra del Pd?

«Francamente non ho sentito le parole di Renzi su Civati. Secondo me il problema è costruire cose a sinistra che, per quanto importanti e legittime, rischiano di essere cose che non si pongono il tema fondamentale del governo del Paese. Per me la sfida vera è governare il Paese e provare a cambiarlo. Per questo motivo, pur con tutte le difficoltà, penso che il Pd è la mia casa e non mi sentirei a mio agio in una forza politica in cui a capo ci sta Landini. Io sono un uomo di sinistra e ho una formazione di sinistra e aderisco alla sinistra per provare a cambiare il Paese, non per fare testimonianza»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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