I quattro pilastri dell'agenda Ue per l'immigrazione. I prossimi passaggi

13 maggio 2015, Marta Moriconi
I quattro pilastri dell'agenda Ue per l'immigrazione. I prossimi passaggi
Ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare, gestire e rendere sicure le frontiere esterne della Ue, proteggere i richiedenti asilo e creare una nuova politica della migrazione legale. Eccoli i quattro pilastri su cui si basa la nuova agenda della Commissione Ue sull'immigrazione, approvata oggi. E su Twitter l'Alta rappresentante per la Politica estera dell'Ue, Federica Mogherini, esulta e ringrazia "per l'eccellente lavoro di squadra" il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il primo vice presidente della Commissione Frans Timmermans e il Commissario Ue per le migrazioni Dimitris Avramopoulos. 

L'agenda, di cui si è discusso nei giorni scorsi, dovrebbe prevedere quote per la redistribuire nei diversi Paesi europei dei migranti in arrivo. E' una risposta alla crisi dell'immigrazione che investe soprattutto l'Italia, e secondo la Mogherini è "finalmente europea, è generale e affronta tutti gli aspetti del problema". 

Una soluzione "integrata e a lungo termine" che tutela i rifugiati e blocca gli irregolari. 

Infatti, saranno 20mila i rifugiati che saranno reinsediati nella Ue e l'Italia ne dovrà accogliere il 9,94%. almeno da quanto si apprende dopo l'approvazione della nuova agenda Ue sull'immigrazione. 

Sulla ricollocazione dei richiedenti asilo già presenti sul territorio europeo nel documento non sono indicate cifre, ma all'Italia spetterà l'11,84%.

E la battaglia è appena cominciata: occorre triplicare le capacità e i mezzi delle operazioni Triton e Poseidon, attivare un meccanismo per la distribuzione dei richiedenti asilo già nei Paesi europei del Mediterraneo e varare un'operazione Psdc contro i trafficanti di esseri umani.

Ora il pacchetto di misure dell'Agenda Immigrazione dovrà essere sottoposto al vaglio del Consiglio Ue e le proposte dovranno essere approvate con la cosiddetta procedura legislativa ordinaria prevista dall'art. 294 TFUE.

Questa procedura di codecisione, piuttosto complicata, comporta che si pronuncino Consiglio e Parlamento europeo con possibilità di più letture. 

E il punto è che il Consiglio si deve pronunciare a maggioranza qualificata (55% degli Stati membri con un minimo di 15 e tali da rappresentare almeno il 65% della popolazione!) ed eventualmente in alcuni passaggi all'unanimità (in particolare sugli emendamenti del Parlamento sui quali c'è parere negativo della Commissione).

Le maggiori preoccupazioni ruotano tutte intorno ai Paesi dell'est. Inoltre c'è il buco nero dei futuri arrivi che si prospettano sempre in crescita. 
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