Torino blasfema: polemiche per la campagna contro l’omofobia "cattolica"

13 maggio 2015, Americo Mascarucci
Torino blasfema: polemiche per la campagna contro l’omofobia 'cattolica'
Ci risiamo, l’ennesima campagna contro l’omofobia si è trasformata nell’ennesimo festival della blasfemia. E’ accaduto a Torino dove in occasione della giornata contro l’omofobia e la transfobia, in programma il prossimo 17 maggio, il coordinamento Torino Pride con il patrocinio della Regione Piemonte ha scelto la Pietà di Michelangelo come simbolo dello slogan “l’omotransfobia è odio che uccide”.  

E’ vero che la Madonna di Michelangelo che tiene in braccio il Cristo deposto dalla croce è stata assurta a simbolo dell’odio contro tutte le religioni, ma che c’entra un’immagine sacra con una campagna contro l’omofobia? Perché servirsi della Vergine e del Cristo per lanciare un messaggio, giusto quanto volete, ma che sicuramente avrebbe potuto essere rappresentato con ben altri simboli? 
E non si possono nemmeno giustificare gli organizzatori dell’iniziativa e dire che non si aspettavano di provocare un vespaio di polemiche. 

Eh sì, perché l’accostamento fra la sofferenza del Cristo crocefisso e della Vergine che ha visto morire il figlio sulla croce, non c’azzecca proprio nulla con la sofferenza che omosessuali e trans sostengono di provare a causa delle discriminazioni di carattere sessuale contro di loro. Davvero i promotori di quel manifestato non avevano messo in conto le polemiche? O forse senza voler pensar male ad ogni costo, la provocazione ancora una volta è stata voluta e ben studiata a tavolino? 

Sì, l’ennesima provocazione contro la Chiesa accusata di discriminare le persone gay opponendosi da sempre al riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso. E così proprio per colpire la Chiesa al cuore si ricorre alla blasfemia come accaduto recentemente al Cassero di Bologna e come avvenuto a Torino. 

Non serve giustificarsi sostenendo che l’opera di Michelangelo rappresenta un simbolo contro l’odio, non serve nascondersi dietro la ricerca spasmodica di una tolleranza che si ritiene negata, nel momento stesso in cui ad essere intolleranti sono proprio coloro che denunciano di subire discriminazioni. Perché, servirsi di icone sacre per lanciare campagne di qualsiasi tipo, offendendo la sensibilità e i sentimenti di centinaia di persone, è un atto di intolleranza, inaccettabile e censurabile sotto ogni punto di vista. 

Che questa provocazione non sia stata contrastata dalla Regione Piemonte è cosa ancora più grave, perché se è vero che questo senso di non rispetto verso i sentimenti religiosi dei credenti può non appartenere ai rappresentanti delle organizzazioni gay e trans, deve invece essere preteso da chi è stato eletto dai cittadini a rappresentare un’istituzione pubblica. Sergio Chiamparino per altro è stato eletto anche con i voti di tanti elettori cattolici, elettori che certamente meriterebbero maggiore rispetto riguardo alla pur legittima difesa di diritti che si presumono calpestati. 

Il governatore piemontese pare che, fiutata l’aria, abbia disertato la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, ma questa eventuale pilatesca fuga non ridimensiona certo la gravità della vicenda. Ancora una volta la religione subisce attacchi da parte di chi pretenderebbe di imporre alla Chiesa di non avere più alcuna identità, uniformandosi al relativismo e al nichilismo. 

Ma la Chiesa prima di tutto deve restare fedele al Vangelo, quello stesso Vangelo che promuove amore, tolleranza e fratellanza verso tutto e verso tutti. Proprio la Chiesa è la prima istituzione a combattere le discriminazioni, tutte le discriminazioni comprese quelle contro gli omosessuali. Perché la Chiesa è sensibile ai drammi e alle sofferenze del mondo anche di chi si diverte ad offendere i simboli religiosi e il valore della fede. 

Ma la Chiesa non può rinunciare ad essere se stessa, né a far finta che sia normale ciò che in natura è impossibile ottenere. Perché il rispetto per le persone è sacro, il soddisfacimento delle pulsioni dell’io, sempre e ad ogni costo andando anche contro le leggi della natura lo è molto meno, anzi per niente.
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