Ddl Cirinnà, parla Adinolfi: "Il Governo rischia la crisi. Pronti alla piazza"

13 maggio 2015, Marco Guerra
Una valanga di emendamenti (circa 4.000, di cui 3.000 solo da parte dell’Ncd) si è abbattuta sul Ddl Cirinnà adottato in commissione Giustizia al Senato. La discussione sul Disegno di legge, che equipara matrimonio e unioni civili e che apre alla pratica dell’utero in affitto, è stata quindi rinviata a giugno. Una vittoria del fronte trasversale dei parlamentari cattolici? 

IntelligoNews ne ha parlato con il direttore del quotidiano La Croce, Mario Adinolfi...
 
Ddl Cirinnà, parla Adinolfi: 'Il Governo rischia la crisi. Pronti alla piazza'
Allora Adinolfi, dopo la presentazione di migliaia di proposte di modifica è slittata la discussione sul Ddl Cirinnà. Oggi cantate vittoria?
 
“Non è una vittoria, la strada è molto lunga, ma è un buon segno, un riscontro positivo all’opera di sensibilizzazione del quotidiano La Croce. Abbiamo spiegato bene cosa comportavano alcuni punti del Ddl Cirinnà  e questo è servito a scuotere l’attenzione a livello di opinione pubblica, la quale, a sua volta,  ha fatto le dovute pressioni ai parlamentari. Sul divorzio breve c’è stata meno attenzione e infatti si è subito arrivati alla sua approvazione. Questo dimostra che quando c’è l’attenzione dell’opinione pubblica, e quando la gente si muove, il parlamento non può non tenerne conto: ora infatti abbiamo diversi parlamentari che si sono presi l’importante responsabilità di contrapporsi a questo Ddl”.
 
C’è qualche punto in particolare su cui si sta concentrando la battaglia parlamentare per modificare il testo scritto dalla Cirinnà?
 
“Noto con piacere che ci sono diversi emendamenti soppressivi dell’articolo 5 di questo disegno di legge, il quale legittima la pratica dell’utero in affitto. Finalmente anche molti parlamentari cattolici della maggioranza di governo si sono accorti di quanto sia pericoloso quell’articolo, sebbene abbiano negato, per mesi, che si stava tentando di far passare anche la mercificazione della gestazione delle donne”.
 
Ci volevano i richiami della Croce e di tante realtà sul piede di guerra per risvegliare le coscienze dei parlamentari?
 
“C’è da dire che l’articolo 5 era ben mascherato e titolato in maniera non chiara, ma di fatto  introduce la step child adoption che consente di riconoscere i figli avuti da partner e di conseguenza legittima la pratica dell’utero in affitto. D’altra parte uno dei più attivi sostenitori di questo passaggio della legge è un parlamentare gay che ha avuto un figlio con questa tecnica e che ora sta cercando far riconoscere il suo compagno come l’altro padre di questo bambino. Noi continuiamo a dire che i bambini hanno bisogno di un papà e di una mamma e siamo lieti che molti parlamentari la pensino allo stesso modo”.
 
Perché avete spostato a data da destinarsi il grande raduno che doveva tenersi 13 giugno al Palalottomatica di Roma per chiedere una moratoria contro l’utero in affitto?

“Si verificata la coincidenza con il gay pride che si terrà sempre quel giorno nella Capitale. Appresa questa situazione non ci è piaciuta l’idea che qualcuno potesse leggere in chiave di contrapposizione ideologica la nostra iniziativa. Noi non vogliamo contrapporci o sfidare il mondo omosessuale, noi, semplicemente, ripetiamo che i figli non si pagano! Ad ogni modo, intendiamo mettere a disposizione questa grande mobilitazione popolare qualora saranno tentate forzature sul percorso parlamentare del Ddl Cirinnà. Tuttavia  vista la mole di emendamenti e il rinvio della discussione non abbiamo più avvertito quella fretta di far scattare questa nostra iniziativa. Con l’attività emendativa abbiamo conquistato un po’ di tempo. Ma, ribadisco, restiamo a disposizione di una risposta di piazza che possa coinvolgere dieci, venti volte, le persone che sarebbero venute al Palalottomatica. Una risposta unitaria e massiccia di tutti i movimenti”.

Alcuni parlamentari del Pd hanno però esortato il governo a fare un “supercanguro” con tanto di fiducia in modo da approvare subito la legge... 

“Non credo che il governo forzerà la mano perché la maggioranza è spaccata in due su questo provvedimento. Non stiamo infatti parlando di una normale dialettica maggioranza – opposizione. Chi parla di canguro deve sapere che l’esecutivo rischia la crisi di governo”.
 
Ma il Pd potrebbe far approvare la legge con il sostegno del Movimento cinque stelle, i grillini infatti hanno già votato per la costituzionalità del testo... 

“Si, si, tutto vero, ma  resta il fatto che se la legge passa solo con il sostegno dei grillini salta la legislatura. Il tema è politico e al Senato Renzi ha già perso diversi pezzi del suo partito, ultimamente è uscito dalla maggioranza anche Mario Mauro con i suoi senatori. Un’ulteriore forzatura su un tema così sensibile aprirebbe una crisi del governo”.
 
Intanto il movimento gay di Torino, per promuovere la giornata mondiale contro l’omofobia del 17 maggio, sta usando l’immagine della pietà di Michelangelo. Cosa le suscita questo accostamento?
 
“Oggi sulla Croce abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà all’utilizzo blasfemo dei simboli religiosi. Il movimento gay ha un atteggiamento schizofrenico nei confronti della Chiesa: prima cerca di accreditarsi come interlocutore, nel frattempo promuove iniziative blasfeme come quelle al Cassero di Bologna che mostrano una grande ostilità verso il mondo cattolico. Comunque usare la pietà del Michelangelo non potrà convincerci che Elton John e il suo compagno sono due persone discriminate e neglette. La verità e che sono due ricchissimi borghesi che vogliono ridurre in schiavitù le donne povere per vedere trasformati i loro desideri in diritti. Tutto questo non è accettabile che venga accostato alla pietà”.
  
Il prossimo 22 maggio in Irlanda si terrà  un referedum per equiparare le unioni di fatto al matrimonio. Sarà un altro colpo al cuore dell’Europa cattolica?
 
“Vedremo l’esito, secondo un nostro corrispondente da Dublino le percentuali tra i “Si" e i “No” non sono così distanti. Certo preoccupa che si sia scatenata la solita macchina che noi conosciamo bene e che sta facendo di tutto per screditare il fronte del “No”. Ad ogni modo aspettiamo il 22, le recenti elezioni in Gran Bretagna ci hanno detto ancora una volta che i sondaggi spesso sono lontani dalle reali intenzioni degli elettori”.

   

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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