Tonelli (Sap): "Reato di tortura è contro le Forze di Polizia. Per l'Expo ad esempio..."

13 maggio 2015, Andrea De Angelis
Al Senato è in discussione il testo di legge che prevede l'introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento. I maggiori sindacati di Polizia puntano il dito contro una norma che - scrive Maccari del Coisp - "vuole solo introdurre in modo subdolo gravi limitazioni alle attività tese a garantire e mantenere la sicurezza pubblica". 
Intanto scoppia anche un'altra polemica relativa alle divise estive che, secondo la Consap, non sarebbero arrivare a sufficienza per i poliziotti. 

Tonelli (Sap): 'Reato di tortura è contro le Forze di Polizia. Per l'Expo ad esempio...'
Di entrambe le questioni IntelligoNews ne ha parlato con Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap)...

Il reato di tortura proprio non vi convince. 

«Questo reato non ha nulla a che vedere con un provvedimento normativo che sanziona i comportamenti di tortura. Sotto la falsa bandiera di un principio di civiltà, già ampiamente recepito dal nostro ordinamento, si nasconde un manifesto ideologico».

Contro di voi?

«Contro le Forze di Polizia e contro chi ha una funzione pubblica. Il dover sanzionare la sofferenza psicologica in maniera indeterminata viene meno al principio di tassatività. Non è possibile che un magistrato che si rivolge a un delinquente che ha sciolto persone nell'acido dicendogli che se non collabora gli fa passare un brutto momento venga poi accusato di tortura». 

Lo stesso vale per quanto successo all'inaugurazione dell'Expo?

«Certo, se un mio collega in piazza avesse fermato un black bloc con delle molotov e gli avesse detto "se non mi dici dove sono le altre molotov ti faccio passare un brutto quarto d'ora",  quello sarebbe stato reato di tortura. Dobbiamo realmente valutare ciò che vogliamo sanzionare».

I comportamenti di tortura devono essere sanzionati?

«Certamente, ma lo sono già abbondantemente nel nostro ordinamento perché per torturare una persona questa deve essere sequestrata, poi c'è la violenza privata, c'è l'abuso in atto d'ufficio, abbiamo le lesioni dolose...». 

Abbiamo anche la Corte di Strasburgo. 

«In quel caso siamo dinanzi a disonestà intellettuale perché se la Corte dice no alla prescrizione, fa riferimento ad un fatto procedurale. Allora l'Italia eventualmente avrebbe dovuto fare una norma dove si diceva che nel momento in cui il sequestro di persona, le lesioni dolose, l'abuso in atto d'ufficio, la violenza privata fossero state finalizzate alla tortura, esse sarebbe divenute imprescrittibili. Questo è un problema processuale, non di diritto sostanziale». 

C'è chi giudica la vostra una posizione corporativa. 

«Non lo è assolutamente e lo dimostra il fatto che noi siamo quelli che vogliamo le videocamere su ogni divisa, ogni auto e ogni ambiente di Polizia».

Dalle videocamere alle divise, visto che oggi sulle agenzie si legge anche del problema di quelle estive per i poliziotti. Ci spiega meglio cosa sta accadendo?

«Hanno tagliato su tutto! L'anno scorso a tal proposito parlai di disformi, altro che uniformi perché a Roma le volanti se avevano la vecchia divisa dipendevano da un commissariato, se c'era la nuova dipendevano dalla questura. Quindi disforme, il contrario di uniforme. Questa è l'assurdità di un sistema che molte volte spreca denaro da altre parti e poi taglia sulla sicurezza in maniera irrazionale. La politica deve riappropriarsi del suo primato, non può stare nelle mani dei ragionieri di Stato».

Addirittura la Consap ha lanciato una sottoscrizione popolare affinché la gente possa versare i soldi necessari per l'acquisto delle divise. Forse è il caso di ricordare che i cittadini pagano già le tasse?

«Chiaro, si tratta di una provocazione. Noi l'altro giorno analogamente siamo riusciti a fornire le nuove magliette polo per le divise ad un prezzo inimitabile di 9,90 euro. Ma come è possibile che mi siano fornite solo due polo? Tutti i giorni quando arrivo a casa che faccio, lavo le magliette?».





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