"Morto il reggente dell’Isis" in un raid. Il toto-nomi sul successore

13 maggio 2015, intelligo
'Morto il reggente dell’Isis' in un raid. Il toto-nomi sul successore
Due settimane fa i media iraniani e iracheni avevano diffuso via web la notizia della presunta morte del numero uno dell’Isis, Al Baghdadi e attorno al caso si era aperto un vero e proprio giallo. 

C’è chi ritiene morto in un ospedale israeliano al confine con la Siria, il capo dell’autoproclamato Stato Islamico e chi, invece, dà conto di un ferimento grave che lo avrebbe immobilizzato in modo permanente, durante un raid aereo nel marzo scorso in Iraq. La notizia sulla sorte di Al Baghdadi era girata su Internet alla fine di aprile. 

Secondo fonti mediche di un ospedale israeliano poco distante dal Golan sentite dall’Ansa, non risultava la presenza del capo dell’Isis. Nella zona del Golan c’è anche un ospedale da campo militare, ma le informazioni fornite sono limitate “ai soli feriti siriani” trasferiti nella struttura sanitaria. Intanto l’organizzazione dei ‘tagliagole’ ha nominato il nuovo leader dell’Isis, Abu Alaa al Afri.

Ma se il giallo attorno al capo dell’Isis non è ancora chiarito resiste, proprio oggi il ministero della Difesa iracheno ha annunciato la morte del numero due dell’Isis, di Abu Alaa al Afri, considerato attuale “reggente” del movimento islamico. Secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa, sarebbe stato ucciso durante un raid aereo compiuto dalla coalizione che combatte l’Isis e l’operazione sarebbe stata agevolata da una ‘soffiata’ circa una riunione di alcuni leader jihadisti. 

Al momento non ci sono conferme da parte degli Usa e dunque rispetto alla notizia permane un atteggiamento di cautela. Secondo le news circolate nelle scorse settimane Afri avrebbe preso il posto di Al Baghdadi al vertice dell’organizzazione terroristica in seguito al suo ferimento. Il quotidiano inglese Guardian aveva scritto che vi sarebbe stato un cambio della guardia in seguito allo stato di salute precario del numero uno dell’Isis, rimasto semiparalizzato dopo un attacco aereo. Ma il Pentagono, finora non ha confermato la lettura della vicenda. 

Se la notizia della morte di Al Afri fosse confermata sono tre i nomi dei “papabili” alla successione. Si tratta di Abu Mohammed al-Adnani, Abu Ali al-Anbari e Tariq al-Harzi.

ABU MOHAMMED AL ALDANI. E’ l’attuale portavoce dell'Is, il volto e la voce dell'organizzazione. E’ ritenuto il siriano più potente all’interno del movimento terroristico ed è stato proprio lui ad annunciare per primo lo scorso giugno la nascita del Califfato. E' un veterano del jihad in Iraq, dove ha combattuto tra le fila degli insorti in particolare nella provincia di Anbar, ricostruisce la Cnn. Catturato dagli americani, anche lui come Al-Afri ha trascorso un lungo periodo in prigione. 

A settembre Al-Adnani ha lanciato un appello ai “lupi solitari” per colpire nei paesi occidentali. Poche settimane dopo il suo audio, si registrarono attacchi in Nord America, Europa e Australia. Secondo quanto riportato dall’AdnKronos, gli analisti ritengono che vi siano due fattori ad ostacolare l’ascesa di Al-Adnani: il primo è la nazionalità siriana, mentre la leadership dell’Is è irachena. L’altro è l’età, ancora troppo giovane per l'incarico di califfo.

ABU ALI AL-ANBARI. Guida il consiglio di sicurezza dell’Is e ha una solida esperienza militare, in quanto ex ufficiale dell'intelligence sotto il regime di Saddam Hussein. E’ originario della provincia di Ninive. Il suo ruolo è emerso dopo un raid contro un altro leader dell’Is, il capo di stato maggiore del gruppo in Iraq, Abu Abdul Rahman al-Bilawi. In alcune chiavette usb rinvenute nel raid, sarebbero stati trovati documenti in cui Al-Bilawi avrebbe identificato Al-Anbari come il comandante militare delle operazioni in Siria. Tuttavia, secondo gli analisti, la sua esperienza nel regime di Saddam potrebbe, tuttavia, impedirgli di succedere ad Al-Baghdadi perché la sua scelta sarebbe impopolare.

TARIQ AL-HARZI. Anche lui non è iracheno. Originario di Tunisi è ritenuto dal governo americano “uno dei primi combattenti stranieri ad unirsi all'Is”. Non solo: è ritenuto il responsabile delle operazioni del gruppo terroristico oltre i confini di Siria e Iraq. Noto come l'”emiro dei kamikaze”, è stato inserito da Washington nellalista dei terroristi più pericolosi lo scorso anno. Il fatto che al-Harzi sia tunisino e non abbia grande autorità dal punto di vista religioso secondo gli esperti, rende difficile una sua scelta per un’eventuale successione ad al-Baghdadi.

LuBi

autore / intelligo
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