Attento Civati alla maledizione dei referendum e dell'ultra-sinistra

13 maggio 2015, Marta Moriconi
Attento Civati alla maledizione dei referendum e dell'ultra-sinistra
Civati lascia il Pd e si butta sul referendum. Anzi due e abrogativi per "cancellare" i nominati dall'Italicum. Il deputato sempre più in polemica con la legge elettorale se la prende con i capilista bloccati e le multi-candidature e il secondo turno per l'assegnazione del premio di maggioranza.  

Ora, avverte, sono pronti, ma la dinamica che s’è messa in moto e davvero molto tipica: quando si lascia si prova a raddoppiare, in qualunque modo. E occorre attirare l'attenzione mediatica che se da scissionista era tutta per sé, ora da scisso è messa all'angolo di qualche boutade. 

E poi la storia parla chiaro in tema di sinistre dure e pure. Tsipras? Sconfitti di fatto poco dopo essere entrati in Europa nell’ala sinistra del partito socialista. 
Hanno perso gli intellettuali azionisti, poi il leader... rimane solo una stella a brillare nel firmamento e si chiama Renzi. Ancora.

Sel poi ha bisogno di "carne fresca" ma Vendola lascerà -come ha anticipato- la guida del partito. E che dire dei sindaci arancioni? Pisapia e De Magistris hanno già visto il loro picco: da lì si può solo scendere e senza la scala di nessuno.

Poi c'è la storia dei referendum. Si molto pratici. Ma dal punto di vista elettorale l'italiano fa solo ciò (gli) serve. 
Lo strumento non funziona qui, tropo costoso e inefficace finora. 

E la colpa è anche dell'abuso che se ne è fatto, e poi il loro esito non è così scontato che venga esattamente rispettato, cosa che ha demoralizzato l'elettore non poco. 

Dunque caro Civati, occorre conoscere le coordinate e avere la mappa, per capire dove si va. 
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