A tutto doping: dopo la Russia (Sochi) bufera sul Kenya che rischia Rio 2016

13 maggio 2016 ore 11:38, Andrea De Angelis
Doping. Sei lettere, solo sei. Eppure quella parola, conosciuta in tutto il mondo, ha un peso enorme. Capace di cambiare i destini non solo di singoli uomini, ma di interi Paesi. Si parla di sport, sia chiaro, ma quando sui giornali si legge "doping di Stato" con riferimento alla Russia, si capisce che la partita va al di là degli stadi e dei campi da gioco. 

Il doping ha origini antichissime, secondo alcuni studiosi fin dalle Olimpiadi di Atene. Ma è solo da mezzo secolo, anno più anno meno, che la lotta nei suoi confronti si è inasprita. Negli atleti di alto livello iniziò con la morte del ciclista danese Knud Enemark Jensen durante le Olimpiadi di Roma del 1960. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e alcune Federazioni sportive internazionali e nazionali nominarono una task force medica per studiare delle strategie di contrasto al doping. Ma i primi risultati ci furono solo dopo la scoperta di un altro corridore (Ben Johnson) dopato nell'Olimpiade di Seoul del 1988 e con la fine della guerra fredda nel 1989, quando le autorità politiche mondiali crearono il WADA (World Anti-Doping Agency), l'agenzia internazionale che varò il Codice mondiale anti-doping, in seguito accettato dalle federazioni sportive nazionali.
Questa, in estrema sintesi, la cronostoria più o meno recente. Oggi però si parla di quanto accaduto non qualche decennio fa, ma appena due anni addietro, quando a Sochi si disputarono le Olimpiadi invernali. Dozzine di atleti russi che nel 2014 hanno preso parte all’Olimpiade Invernale “di casa”, avrebbero fatto ricorso a sostanze proibite, nell’ambito di un programma ben preciso. Fra loro ci sarebbero almeno 15 vincitori di medaglie. Lo scrive, anche nell’edizione online, il quotidiano New York Times citando come fonte di queste informazioni su "un programma meticoloso portato avanti per anni", il funzionario che all’epoca dirigeva il laboratorio antidoping locale, dove furono effettuati migliaia di test.  

A tutto doping: dopo la Russia (Sochi) bufera sul Kenya che rischia Rio 2016
Indiscrezioni, dunque. Troppo presto per emettere sentenze, anche se l'opinione pubblica ascolta e si sconcerta. Anche perché c’è un colpo di scena, a poco più di cento giorni dalle Olimpiadi, anche sulla vicenda Kenya. Appena qualche giorno dopo il segnale di “pericolo scampato”, vista l’approvazione della nuova legge antidoping a Nairobi, si riapre la crisi. La Wada, su raccomandazione del suo comitato di esperti, ha dichiarato il paese leader del mezzofondo mondiale, “non conforme”. La nuova legislazione, infatti, non è stata dichiarata in linea. In pratica, non è stata giudicata sufficiente rispetto ai parametri richiesti dall’Agenzia Mondiale Antidoping. E ora ricompare il fantasma dell’esclusione dalle Olimpiadi.
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