Giornata dell’Infermiere: quelli di famiglia sono a ‘macchia di regione’

13 maggio 2016 ore 10:50, intelligo
di Luciana Palmacci. 

Assiste il medico e soprattutto il malato prendendosene cura: è l’infermiere. Una figura professionale da valorizzare e che con la novità in arrivo (in alcune regioni realtà) farà un bel passo in avanti in fatto di assistenza. Stiamo parlando dell’infermiere di famiglia. Se ne era parlato il 28 aprile scorso a Torino in occasione del convegno accreditato ECM sul tema “La risposta ai bisogni di salute dei cittadini: il contributo dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità”, organizzato ad opera del coordinamento collegi IPASVI del Piemonte. Insieme ai responsabili scientifici Ausilia Pulimeno, Presidente Collegio IPASVI di Roma, Gennaro Rocco, Direttore Scientifico Centro di Eccellenza per la Cultura e la Ricerca Infermieristica e Maria Adele Schirru, Presidente Coordinamento Collegi IPASVI Regione Piemonte, è stata evidenziata la necessità del nostro Sistema Sanitario Nazionale di puntare e poter contare su infermieri che siano sempre più in grado di: stare sul territorio, nei quartieri, nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro; progettare interventi assistenziali, erogarli e valutarne con competenza e capacità critica i risultati; fare ricerca ed applicare le più recenti conoscenze scientifiche; individuare nuove modalità organizzative e di implementarle; educare ed informare. 
Giornata dell’Infermiere: quelli di famiglia sono a ‘macchia di regione’
Nel dibattito sono stati presentati e messi a confronto vari esempi regionali di Infermiere di Famiglia e di Comunità; in particolare si sono analizzate le realtà di Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia e Toscana in relazione alla parte normativa, ai punti di forza e alle criticità. A conclusione dell’esperienza è emerso che per una vera istituzione della figura dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità è necessaria l’identificazione di una zona territoriale delimitata che consenta un contatto reale e diretto con la popolazione di riferimento e la creazione di un legame di fiducia tra infermieri ed assistiti. 

Il 12 maggio scorso, in coincidenza con la Giornata Internazionale dell’Infermiere si è tenuto a Reggio Emilia un convegno aperto alla cittadinanza dal titolo “Le cure mancate, errori di omissione”. Il futuro della professione infermieristica è l’assistenza famigliare. Ne ha parlato Orienna Malvoni, presidente del collegio provinciale Ipasvi (acronimo di infermieri professionali assistenti sanitari vigilatrice d’infanzia), che raccoglie 4000 infermieri solo nella provincia reggiana. Nonostante il blocco delle assunzioni, l’allungamento della vita lavorativa, il turn over ridotto, secondo Malvoni, tra strutture pubbliche, private e libera professione, il mestiere (che negli ultimi vent'anni è stato rivoluzionato sul fronte normativo) gode di ottima salute e fenomeni sociali come l’invecchiamento della popolazione e le malattie cronico-degenerative aprono nuovi sbocchi. 

Una figura che ancora manca sul territorio emiliano, ma che è in fase di sperimentazione a Trento. Decisa dall'assessore provinciale alla salute, Luca Zeni, in collaborazione con l’associazione che riunisce gli infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d’infanzia di Trento (Ipasvi), che ha firmato con la presidente di Ipasvi, Luisa Zappini, un documento di intenti con tre punti che indicano la strategia da seguire nel processo di inserimento: al centro dell'accordo c'è la sperimentazione di un nuovo ruolo che lavorerà a stretto contatto con le famiglie e il contesto di riferimento per educare alla prevenzione e alla corretta cura degli anziani e malati in casa, al fine di migliorare la loro qualità di vita e diminuire i casi di cronicizzazione e ospedalizzazione. 

Interessata anche la regione Lombardia, che col recente riassetto del Sistema Regionale Sanitario Lombardo ha evidenziato a Varese, in occasione del Corso di formazione su “L’Infermiere di Famiglia e il management del territorio”, la necessità di passare da un concetto di cura al prendersi cura delle persone, della famiglia, della comunità. Per questo sono necessari sforzi comuni da parte di tutti i professionisti coinvolti col fine di migliorare la qualità dei servizi offerti al cittadino. Tale riflessione ha fatto emergere il ruolo e le competenze dell’Infermiere di Famiglia: presa in carico globale dell’assistito, continuità assistenziale, adattamento alla malattia della persona assistita e della sua famiglia.
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