2.228 miliardi a marzo di debito pubblico: per Bankitalia il record è ad alto rischio

13 maggio 2016 ore 15:41, Luca Lippi
Nei primi tre mesi dell’anno, il debito è cresciuto di 58,8 miliardi (+50 miliardi nel primo trimestre del 2015), anche se al netto dell’aumento delle scorte di liquidità sarebbe salito di 24,5 miliardi (+17,4% al marzo 2015). 
Che significa? Significa che la situazione è piuttosto difficile e anche discretamente preoccupante, tuttavia il fatto che la notizia arrivi solo oggi, dopo la risonanza data ieri ai toni della lettera a Bruxelles, soprattutto con la rassicurazione sulla flessibilità per la quale la risposta arriverebbe solamente il 18, ma data già come “fatta”. Insomma si incastrerebbero talmente tante cose di cui (in condizioni normali) non si conoscerebbe l’esito che sembra tutto sia composto ad arte.
Sta di fatto che dai toni più o meno rassicuranti di ieri, oggi il Bollettino Statistico della Banca d’Italia dice che il debito pubblico a marzo è salito di 14 miliardi a 2.228,7 miliardi, toccando un nuovo massimo storico. Il record precedente risaliva al maggio del 2015 con i suoi 2.219,6 miliardi. 
L’incremento è stato, però, inferiore al fabbisogno finanziario mensile, risultato pari a 21 miliardi (18,6 miliardi nel marzo 2015), grazie alla minore disponibilità delle scorte liquide del Tesoro (-4,7 miliardi a 70 miliardi, che si confrontano con i 78,9 miliardi del marzo 2015) e all’effetto dell’emissione dei titoli sopra la pari, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e al deprezzamento dell’euro (2,9 miliardi).

2.228 miliardi a marzo di debito pubblico: per Bankitalia il record è ad alto rischio

Il nuovo record del debito pubblico non è riconducibile a marzo all’aumento della liquidità rastrellata dal Tesoro sui mercati,che al contrario diminuisce di quasi 5 miliardi, quanto all’elevato fabbisogno mensile, il che segnala qualche preoccupazione sul trend della montagna debitoria, considerando che le scorte di liquidità restano inferiori a quelle di un anno fa, probabilmente in conseguenza dei livelli abnormi toccati nel 2015, per effetto del crollo dei rendimenti dei titoli di stato con il varo del“quantitative easing” della BCE.
Le entrate tributarie registrate a marzo, sono state pari a 27,8 miliardi, stabili rispetto allo stesso mese del 2015, portando a 89,6 miliardi quelle del primo trimestre, in rialzo di 3,9 miliardi su base annua (+4,6%). Al netto, però, della disomogeneità delle scadenze fiscali, rileva Bankitalia, la crescita del gettito fiscale sarebbe più modesta.
In conclusione, il debito pubblico non riuscirà mai a scendere, il primo motivo perché non battendo moneta non possiamo fare nessuna manovra valutaria per contenerlo, ma quello che preoccupa più di tutto è la costante, progressiva ed esponenziale corrosione della base imponibile (lo ha rilevato anche la corte dei Conti a marzo), e per questo non c’è rimedio nell’immediato.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]