L’Europa blocca la Cina: il retroscena sul blocco al Mes

13 maggio 2016 ore 12:53, Luca Lippi
Intanto spieghiamo cosa significa che l’Europa ha bloccato la Cina. Il riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina (Mes) avrebbe incluso la Cina nel novero delle economie di mercato rendendo illegali i dazi anti-dumping che attualmente proteggono diversi prodotti europei, verso i quali la Cina compete a prezzi molto al di sotto di quelli di mercato.
Pochi sanno che tutto è stato scritto nel 2001, nel Protocollo sull’accesso nel Wto della Repubblica popolare cinese; scartabellando sino all’articolo 15 si legge che tali misure di protezione decadranno “in ogni caso” dopo quindici anni dalla data d’accesso della Cina nel Wto. Infatti siamo alla scadenza! 
La Cina, da parte sua, ha già fatto notare un anno fa col Protocollo in mano che la procedura è automatica allo scadere dei 15 anni. 
La posta in gioco è enorme. Uno studio pubblicato a settembre dall’Economic policy institute (Epi), un think-tank indipendente, ha stimato che l’incremento dei beni importati dalla Cina dato dalla caduta dei dazi anti-dumping costerebbe al Pil europeo una riduzione compresa fra l’1 e il 2%. Ancora più preoccupante è la mole dei lavoratori che perderebbe il proprio impiego: si parla di un minimo di 1,7 milioni di mobilità che possono arrivare a 3,5 milioni. A questi vanno aggiunti altri 2,7 milioni, di posti di lavoro “a rischio”. Gli autori del report scrivono che “le perdite di lavoro stimate in questo studio sono superiori rispetto ai posti già persi a causa dei crescenti deficit commerciali con la Cina”. Questi ultimi sono passati dai 74,6 miliardi del 2000 ai 359,6 miliardi previsti per la fine dell’anno, con una crescita media annua dell’11,1%.
E l’Italia? E’ il Paese che, in proporzione, avrebbe avuto più da perdere dal riconoscimento del Mes alla Cina, sul piano commerciale ma anche sul versante della disoccupazione. Secondo gli studiosi dell’Epi la percentuale di posti di lavoro a rischio nello Stivale è compresa tra lo 0,9 e l’1,9% dell’occupazione totale. Seguono la Germania (0,8-1,7%), la Francia (0,7-1,5%) e il Regno Unito (0,7-1,4%).
Mentre la questione ha trovato oppositori illustri fra gli industriali italiani ed europei, con il franco “no” di Giorgio Squinzi e del Sole24ore appena un anno fa, il dibattito sulla concessione del Mes alla Cina ha latitato a livello politico, e infatti ci ha pensato il neonato G5 che di fatto esclude la parte di Europa che secondo i “nordisti” sarebbe la zavorra dell’Unione.

L’Europa blocca la Cina: il retroscena sul blocco al Mes

In concreto, però tutto è un “manovrone” di carattere valutario, del resto la globalizzazione l’hanno acclamata in molti, non è che si può essere ultraliberisti e contemporaneamente statilisti.
Quello che non dicono: le grandi guerre, le alleanze, i tradimenti e i tentativi di destabilizzazione (riusciti o meno) che stanno scrivendo la storia moderna hanno un solo filo rosso: il saldo possesso della valuta egemone (in sostanza possiamo dire che non esiste una guerra che abbia avuto origine da un unghia incarnita, che sia oro, che sia dominio territoriale che sia un morso di pane e salame, dietro c’è sempre la sopraffazione finanziaria). 
Il fatto: Pechino è concentrata da anni alla creazione di un mercato dell’Oro in Yuan, la cosa ovviamente non lascia sereni inglesi e americani. E’ ovvio che la Cina, nonostante tutti i suoi squilibri macroeconomici sta puntando in maniera sempre più diretta a trasformare la sua valuta da mezzo di scambio regionale a mezzo di scambio globale.
Tutto questo spiega la strenua lotta di Pechino per mantenere forte la propria valuta, è un prezzo necessario per ottenere quella stabilità che rappresenta la fondazione necessaria per ottenere sempre di più fiducia globale. legittimamente gli Stati Uniti stanno mettendo in campo tutto quanto sia possibile per contenere la salita dell’utilizzo dello Yuan a livello globale, e per ottenere il miglior risultato possibile non si poteva fare altro che chiedere l’intervento di George Soros impegnato in questi mesi in una furiosa campagna di delegittimazione e di tetri avvertimenti sull’economia cinese.
Seguire dunque questo ragionamento: Soros avrebbe già provato a far crollare lo yuan sei mesi fa e gli è andata male; oggi ci starebbe riprovando cercando di “far credere” in primis che le riserve monetarie della Cina siano mille miliardi più basse e che quindi avrebbe grossi problemi. Per provare a speculare contro l'Italia all'epoca gli speculatori e Soros misero un miliardo di dollari: l'Italia stava in piena tangentopoli; anche se avesse resistito Soros avrebbe perso “solo” qualche milione di $. 
Nel caso dell’offensiva contro la Cina si scommette se le riserve cinesi sono 2500 o 3500 miliardi di dollari! Il rischio è troppo levato, non basterebbe tutto il suo patrimonio più dovrebbe indebitarsi e portarsi dietro altri speculatori per speculare contro lo yuan; non dimentichiamoci che la Cina in qualunque momento può dichiarare che possiede 5000 tonnellate o più di oro per reggere all'urto. Oggi il dollaro sta perdendo valore a questo ritmo avrà grossi problemi fra non molto tempo. La forza per rialzare i tassi non c'è. 
Ed ecco che l’America attrae a se l’Europa, senza convincerla, ma obbligandola, col Ttip nell’immediato, e poi con l’ammonire dal fare affari con la Cina, altrimenti…altrimenti niente, salta la finanza Usa e pure l’unione degli Stati giacché la Cina detiene la maggior parte del debito americano, e dietro l’angolo c’è Putin che per la più parte ancora non si riesce a configurare come “amico” o “nemico”.
Ora, chi ha la moneta-riserva, significa che può spendere quanto vuole senza dare nulla al di fuori di carta o bit. Quindi campa e se la gode a spese degli altri. Al netto di tutte le teorie complottistiche, il senso della dominazione del mondo è questo. Il valore della moneta-riserva è esclusivamente fiduciario, nel senso che la fiducia è costruita dagli americani con Hollywood e la minaccia militare. La Cina è silenziosa, ma da un momento all’altro potrebbe aprire il forziere e mostrare 20mila tonnellate di oro, (tutto quello che è sparito in passato più quello che sta scomparendo oggi giacchè è pieno di compro oro, ma a seguire gli affari del settore nessuno compra più l’oro).
Il problema maggiore è uno solo e in pochi riescono a farlo emergere. Oltre ogni congettura o complotto gli affari sono affari per tutti (chi può permetterseli), e le ricette per ottenere il prodotto finale sono le medesime per tutti. La questione non è essere pro America, o Repubblica popolare Cinese o addirittura Pro Putin (che con la Cina è in ottimi affari da anni e non è l’ultimo degli sprovveduti); se a violentare è qualcuno tre volte al giorno, o se sono in tre, una volta ciascuno, non cambia molto. Il problema è cosa vuole l’Italia, che purtroppo non conta niente.
In conclusione? E’ stata applicata la strategia del terrore e l’Europa ha scelto la Nato perché non può fare altro. Allo stato dell’arte attuale se l’Ue avesse potuto scegliere tra Nato e blocco euroasiatico chi avrebbe scelto?

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]