Diacona o diaconessa? Speriamo che Francesco ci risparmi il problema

13 maggio 2016 ore 15:35, Paolo Pivetti
Ecco che papa Francesco, non contento delle sorprese e delle turbolenze che il suo irrequieto pontificato sta creando, ci butta lì anche un problema linguistico o per esser precisi lessicale del tipo: “qual è la parola giusta?” Sì perchè con la sua apertura al progetto di avvicinare sempre di più le donne all’altare, ecco che crea, o meglio prospetta la creazione, di una nuova figura cui bisogna pur dare un nome sicuro. I giornali, già nei titoli, toccano prudentemente l’argomento: “I Papa crea i diaconi donna”. Ce la possiamo cavare così, coi “diaconi donna”?

Il problema delle quote rosa nei nomi professionali si è fatto particolarmente d’attualità oggi, con l’acesso delle donne a tanti mestieri svolti fino a ieri solo da uomini. Ed ecco le vigilesse, le deputatesse, le soldatesse: orribili deformazioni di parole che, seguendo semplicemente il buon senso e il buon uso, troverebbero un loro tranquillo femminile. Vigile, che è un maschile terminante in e, può logicamente rimanere invariato, come c’insegnano altre parole simili: il nipote, la nipote; il preside, la preside; il custode, la custode: dunque il vigile, la vigile. Dal canto loro, deputato e soldato, che sono normalissimi maschili in o, hano un naturale femminile in a. Come diciamo il cuoco, la cuoca; il maestro, la maestra, diremo il deputato, la deputata; il soldato, la soldata. 
Dunque, per rispondere al nostro dubbio, questi ultimi esempi dovrebbero naturalmente portarci a il diacono, la diacona. Se però sfogliamo un dizionario della lingua italiana, vi troveremo, ben insediato da secoli, addirittura dai primi secoli del Crisitanesimo, diaconessa, termine derivato addirittura da un tardo latino diaconissa che a sua volta viene dal greco diakonìssa. Dunque il femminile giusto è diaconessa e non l’impacciato donna diacono.

Diacona o diaconessa? Speriamo che Francesco ci risparmi il problema
L’istituzione, per ora soltanto ipotizzata, della diaconessa, cui Giovanni Paolo II si era sempre opposto, non è cosa da poco: i diaconi possono amministrare sacramenti come il battesimo e il matrimonio. Applicato alle consacrate, il diaconato darebbe loro la possibilità di tenere omelie. Qualcuno, tanto per esagerare, lo vede come un primo passo verso il sacerdozio femminile. 
A parte gli aspetti religiosi, sarebbe di nuovo un bel problema lessicale. Infatti, se il femminile di sacerdote non lascia dubbi: sacerdotessa, anche questo legittimato da un’origine latina, come ce la caveremmo con il femminile di prete? Forse pretessa? Quant’è brutto. Certamente non la preta! O, essendo un maschile in e, al femminile resterebbe invariato tipo la prete? Brutto anche questo. Speriamo che Francesco ci risparmi il problema.

autore / Paolo Pivetti
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