Giampaolo Contini ambasciatore a Il Cairo, dopo Gerusalemme: pedina giusta con l’Egitto (per Regeni)

13 maggio 2016 ore 17:09, intelligo

di Marina Simeone

Il silenzio e il mistero sul caso Regeni non ha avuto punti di svolta e dopo il richiamo in patria, per consultazioni, dell’ambasciatore italiano in Egitto Massari, seguito al fallimento del vertice romano fra la Procura di Roma e gli inquirenti egiziani, il Ministro degli Esteri Gentiloni ha nominato Ambasciatore italiano al Cairo Gianpaolo Contini e ha fatto riaprire la sede. Ex console di Gerusalemme, Contini potrebbe risultare la pedina giusta per tranquillizzare l’Egitto e per assicurare apertura di credito ad Al Sisi. Sappiamo che Maurizio Massari, era ostentatamente sgradito all’Egitto, per il suo atteggiamento, da subito, molto critico nei confronti degli inquirenti egiziani, per come stavano conducendo l’inchiesta. Le sue domande e la sua decisione nel cercare le responsabilità sono risultate eccessivamente aggressive probabilmente e volontariamente eluse.

Giampaolo Contini ambasciatore a Il Cairo, dopo Gerusalemme: pedina giusta con l’Egitto (per Regeni)
Massari, quindi, apparentemente scomparso nel nulla, dopo la chiamata per consultazioni dell’8 Aprile scorso, è stato promosso alla prestigiosa e importante sede di Bruxelles, al posto di Carlo Calenda, nominato nelle stesse ore Ministro dello Sviluppo. Matteo Renzi con la solita diplomazia ha giustificato la scelta accedendo i proiettori sulle capacità di Contini: “Allo stesso tempo, per evitare che la sede de Il Cairo rimanga anche simbolicamente senza ambasciatore, considerando la situazione particolar, per evitare anche un solo giorno di mancanza di ambasciatore, abbiamo individuato in Giampaolo Contini, grande esperto di Nord-Africa, il nuovo ambasciatore in Egitto”.  Un elogio che non dice molto ma che evidenzia il valore di Contini.

L’atteggiamento arrogante esibito fin da subito dal regime egiziano e dal Presidente Al Sisi ha prodotto carta, verbalizzazioni, tabulati telefonici, il tutto volendo attribuire al caso, forzatamente, la casualità che in realtà non le può essere attribuita a ragione. Infatti è stato recentemente incarcerato anche Ahmed Abdallah, attivista dei diritti umani e consulente egiziano della famiglia Regeni. Sembra quasi che questa attesa snervante voglia solamente spegnere l’attenzione sulla morte di Regeni e produrre una verità “comoda”. Ricordiamo che Giulio Regeni stava ricercando la natura dei nuovi sindacati egiziani e le loro difficili attività dopo il golpe militare dell’estate 2013. Rimane da capire fondamentalmente chi potesse aver avuto interesse a fermare uno studio del genere.

La positività della Farnesina e della Procura Romana ha portato a credere che il vertice della scorsa settimana a Il Cairo abbia registrato tracce consistenti. Tanto che l’attenzione della Procura si sta concentrando su un aspetto in particolare: le annotazioni in lingua araba scritte da Giulio Regeni sul suo pc. Sono note relative a colloqui che il ventottenne ricercatore friulano aveva avuto con ambulanti arabi, l’ambito nel quale si svolgeva la sua ricerca. Le schede scritte in arabo – ha scritto l’agenzia AdnKronos – “Si riferiscono ai contatti avuti da Regeni con le persone che interessavano la sua ricerca. Nel pc compare una cartella che riporta in lingua araba l’esito dei suoi colloqui redatti dallo stesso ricercatore. Quanto alle fotografie di persone arabe non identificate, in Procura si sottolinea che non ci sono foto di interesse investigativo”.

 

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