La carica degli Onorevoli Angelina: da Anna Magnani a Roberta Lombardi

13 marzo 2013 ore 11:57, intelligo
 di Abbaia Khan 
La carica degli Onorevoli Angelina: da Anna Magnani a Roberta Lombardi
Aveva proprio ragione Ennio Flaiano: la situazione è tragica ma non seria. Anche nel momento più acuto di una crisi, il genio collettivo degli italiani  escogita trovate degne della migliore tradizione cinematografica e/o cabarettistica.  Tale è stata ad esempio l’iniziativa del parlamentari del Pdl di manifestare lunedì scorso davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Se non avessimo riconosciuto tanti volti noti nelle foto diffuse sul web, avremmo tranquillamente potuto scambiare tutti quei signori e di tutte quelle signore dall’espressione grave e indignata per gli anonimi figuranti del film Il Caimano di Nanni Moretti, pellicola che nella sua scena clou  rappresenta per l’appunto l’assalto al tribunale di un  gruppo di facinorosi berlusconiani. Non si è assistito al  lancio di  molotov come nel film, ma a una protesta silenziosa culminata nel canto dell’inno nazionale (a proposito, vedere Denis Verdini con la mano sul petto che sillabava, contrito, le strofe di Mameli è stato uno spettacolo nello spettacolo), però Napolitano si è egualmente (e giustamente) preoccupato. Capacità divinatorie del regista o profezia che si autoavvera? Si tratta di un  falso dilemma, perché i meccanismi del consenso politico italiano, almeno nei suoi profili più spiccatamente populistici, li troviamo già scritti nell’immaginario cinematografico o teatrale. La situazione è tragica ma non seria: troppo facile sarebbe ricordare che il Movimento 5 Stelle è nato dagli spettacoli in  piazza di Beppe Grillo. Ma, per capire da dove viene quel plotone di parlamentari grillini dall’aspetto anonimo, dall’eloquio approssimativo e dall’aria vagamente outlet, per capire la provenienza di quegli Onorevoli della porta accanto che stanno mandando in tilt da qualche giorno le redazioni e i palazzi della politica, occorre risalire molto più indietro.  Per l’esattezza a un film di Luigi Zampa che fu campione d’incassi nel 1947: l’ Onorevole Angelina interpretato da una grande Anna Magnani. La pellicola racconta di una popolana che capitanò una rivolta di abitanti del rione romano di Pietralata contro speculatori e borsari neri. Le sostenitrici di Angelina si mobilitarono per far eleggere la loro beniamina a Montecitorio. Poi però non se ne fece nulla: i codici del tempo, anche se impazzavano in quell’anno Giannini e il Fronte dell’Uomo Qualunque, non ammettevano delegittimazioni di strutture e gerarchie politiche. Però il sasso fu gettato nello stagno: chiunque, se è sufficientemente arrabbiato e assertivo, può coltivare il sogno di entrare un giorno nel Palazzo senza bisogno di faticare nel tradizionale “cursus honorum” della politica. Dopo sessantasei anni il sogno si è avverato. E i tanti “onorevoli Angelina” hanno realizzato la profezia di Luigi Zampa.  Da Anna Magnani a Roberta Lombardi il passo in fondo non è lungo, anche se l’Italia di oggi è assai meno fiduciosa e vitale di quella di sessant’anni fa. La visione di Zampa, scaturita da un’Italia povera, si è inverata in un’Italia impoverita. Non è una differenza da poco. Ma ci dimostra comunque  che registi e scrittori   possono avere la vista più lunga di  politologi o economisti. La situazione è tragica ma non seria. L’odierno mistero italiano si riferisce al futuro della politica. Beppe Grillo ha candidato Dario Fo alla Presidenza della Repubblica. Non a caso, l’opera più nota del Premio Nobel si intitola Mistero buffo.
autore / intelligo
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