Cardini l'aveva detto a IntelligoNews: «Papa di transizione. Unirà il popolo alla Chiesa». Rileggiamo l'intervista...

13 marzo 2013 ore 14:15, Marta Moriconi
Cardini l'aveva detto a IntelligoNews: «Papa di transizione. Unirà il popolo alla Chiesa». Rileggiamo l'intervista...
Sarà un Papa di transizione e la Chiesa si deve preparare al nuovo Concilio Vaticano III. Questa l'opinione di Franco Cardini,  storico e saggista specializzato nello studio del Medioevo, già presidente dell'associazione culturale Identità Europea e membro del comitato dei garanti di Biennale Democrazia (con un passato anche nel Cda della Rai). A lui, che è stato il  fondatore della rivista "Percorsi", “La Porta d’Oriente”, e che collabora frequentemente con il quotidiano Avvenire, abbiamo chiesto di aiutarci a capire i problemi che investiranno il nuovo Papa. Ed è tutta una questione di maggioranza, fa capire Cardini. Ergo, di sistema elettorale (la riforma dei 2/3 voluta da papa Ratzinger). Che Papa si aspetta da questo Conclave? O meglio di quale Papa si ha bisogno? «Credo che ci sia bisogno di un Pontefice che riesca ad organizzarsi innanzitutto una maggioranza sicura. E questo non significa soltanto i 2/3 +1 dei voti che gli servono per l’elezione. Ma che abbia accanto a sé una maggioranza solida che sia d’accordo con lui e lo sostenga in una futura politica coerente, qualunque essa sia. E questo è un problema. Trovo difficile che ci sia questo tipo di maggioranza, che accetti di governare in accordo con il Papa. Vedo piuttosto un pontificato di transizione e un nuovo Concilio molto presto. Se continua ad esserci questo clima di conflittualità, segnalato anche da Benedetto XVI, l’unica via è proprio il Concilio». Le priorità del nuovo Concilio a questo punto, quali dovrebbero essere? «I vertici hanno motivi di contrasto ampi e profondi. Si va dall’atteggiamento generale riguardo alle questioni bioetiche, e non parlo solo dell’aborto, dell’eutanasia, ma un po’ in generale delle questioni riguardanti il rapporto fra l’essere umano e il resto del Creato. E tutte le modificazioni fatte dalla scienza, o  perlomeno che sembrano portate dalla scienza. E questo è un discorso più filosofico che scientifico. Poi ci sono i problemi di pastorale, formali liturgici, disciplinari, diplomatici. Così è importante incentrarsi sul ruolo della Chiesa rispetto alle altre confessioni abramitiche e non. Ma anche rispetto alle nuove religioni, alle sette, a quei gruppi che si presentano come religiosi, ma che appartengono alla galassia New Age e che stanno occupando e primeggiando in America Latina. In questo senso ha ragione il cardinal O’ Malley, l’America Latina è stata perduta dalla Chiesa Cattolica». Ratzinger veramente si ritirerà in preghiera e se pensiamo ancora alla sua scelta,  cosa si deve capire, alla luce di ciò che sta accadendo? «Non credo che lui avrà alcun interesse ad influenzare il nuovo pontificato. Credo piuttosto che lo aspetti un lungo periodo di ritiro in cui continuerà a scrivere. Non so quanto silenzioso sarà questo ritiro, ma che influenzerà il nuovo Papa lo escludo». Quanto è importante ora un Papa forte e quanto potrà incidere sulle sorti del mondo? «Un Papa forte non è un Papa che batte il pugno sul tavolo. Ma che ha la gerarchia al suo fianco. Un Papa che può incidere sulla realtà mondiale sarebbe importante, ma vedo posizioni troppo lontane tra loro all’interno del Collegio. Per essere forte dovrà tener conto dello scollamento tra la base e la gerarchia. Il linguaggio di vertice della Chiesa non corrisponde più alla base. Perché ci sono dei fedeli che vogliono sentirsi cristiani oltre a  quelli che non hanno interesse a nulla, che definirei  i cristiani sociologici. Il problema è stato sollevato da Don Andrea Gallo: il vertice deve mettersi in ascolto altrimenti si tratterà di discorsi tra sordi. Chi pensa però  alla questione del profilattico fa ragionamenti limitati. Ci sono grandi problemi a partire dalla fame del mondo e dalla distribuzione della ricchezza. Su tutti questi grandi problemi la Chiesa deve farsi guida. La società civile prende di volta in volta soluzioni che le convengono ma che esulano dall’insegnamento della gerarchia. Ecco i problemi». La modernizzazione della Chiesa Cattolica.  In cosa potrebbe consistere? «Vorrei sapere cosa è la modernizzazione in tempi in cui, come dice Bauman  ormai la modernità è stata denunciata. Del primato dell’economia, dell’individualismo non ne vuole sentir parlare più nessuno. Abbracciare la modernità in queste condizioni è fare una battaglia di retroguardia. Forse bisogna reinventarsi una “egemonia” sul mondo e non è facile».
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