Dai seicento giorni di Salò alla Resistenza in una mostra s-pregiudicata

13 marzo 2014, intelligo
Dai seicento giorni di Salò alla Resistenza in una mostra s-pregiudicata
di Gianfranco Librandi
 Una Mostra sull’immaginario della Repubblica Sociale Italiana (“Fascismo ultimo atto”, a cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone, in collaborazione con Raffaella Ponte, Palazzo Ducale, Genova, fino al 16 marzo; Catalogo edito da Il Canneto, euro 12) è una bella occasione per riflettere su una parte della nostra storia per tanti versi ancora rimossa o affidata a una lettura ideologica e/o moralistica, incapace di cogliere la complessità - e magari la contraddittorietà - di eventi e motivazioni. Ed invece, ecco la Mostra come “occasione”, abbiamo bisogno di uno “sguardo” acuto e limpido, che, attraverso i documenti, sia capace di “interrogazioni” anche scomode, chiamando in causa la mente e il cuore. Dunque sgombrando il terreno dai pregiudizi. E da quei residui di “politicamente corretto” che risultano più che mai datati se si considera che sui seicento giorni di Salò, della Resistenza, della feroce guerra civile che lacerò l’Italia, la ricerca “seria” ha comunque fatto passi da gigante. Col supporto di un giornalismo storico di grande forza divulgativa come quello di Giampaolo Pansa, impegnato, di libro in libro, a raccontare e a spiegare come e perché si debba essere revisionisti e come perché il termine non sia un insulto ma corrisponda ad uno stile ben preciso: quello dell’onestà intellettuale. Onore al merito, dunque, della Wolfsoniana Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo e dell’Istituto Mazziniano di Genova per aver pensato e organizzato questa rassegna che, attraverso una ricca raccolta di manifesti, disegni, bozzetti, volantini e opuscoli, ci propone “l’autorappresentazione dell’ultimo fascismo”. Storia patria, ricordiamolo sempre, di una Patria spezzata, campo di battaglia di eserciti nemici e terreno di scontro dei tanti italiani che non si acquattarono nella “zona grigia”, ma vollero testimoniare. Scegliendo contrapposte bandiere. Ecco: nostro dovere è comprendere, a settant’anni di distanza dagli eventi, i “come” e i “perché” dell’Italia divisa. Ora, i “modelli visivi e culturali a cui il fascismo dell’ultimo atto ha consegnato la sua immagine”, ben rappresentano, nello scialo di una inevitabile retorica, i valori, le motivazioni e, aggiungeremmo, le potenti “emozioni” di chi scelse di resistere “dalla parte sbagliata”. Basti pensare alla forza comunicativa dei manifesti di Gino Boccasile, ognuno dei quali è un vero e proprio appello all’estrema difesa della Patria in nome dell’Onore e della Rivolta Ideale. Un’orgia di maiuscole a presidio del “disperato tentativo di costruire una identità” che sorreggesse “un apparato statale sostanzialmente ininfluente e interamente dipendente dal dispositivo militare nazista”, come scrive, a “incipit” del Catalogo, Luca Borzani, presidente della Fondazione Palazzo Ducale. Il dibattito è, più che mai, aperto per chi non ha gli occhi chiusi.
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