Riforma Scuola, Prestipino (Pd) : “Vi spiego cosa cambia per insegnanti e famiglie”

13 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Riforma Scuola, Prestipino (Pd) : “Vi spiego cosa cambia per insegnanti e famiglie”
“La ‘buona scuola’ restituisce dignità agli insegnanti, sostiene le famiglie con le detrazioni fiscali, cambia il modo di concepire e di fare educazione”. Da insegnante e politico, Patrizia Prestipino alla bozza del ddl varato ieri dal Consiglio dei ministri ci ha lavorato per mesi, nel suo ruolo di esponente della Commissione nazionale del Pd sulla riforma. Da “addetta ai lavori” e da renziana doc, nell’intervista a Intelligonews spiega per punti in cosa e perchè la nuova scuola è “buona”. 

La nuova scuola di Renzi è davvero “buona”? 

«Come componente della Commissione nazionale del Pd ho contribuito a scriverla quindi ne do un giudizio positivo e dico che la buona scuola è sulla buona strada. Anzitutto su punto centrale: la dignità degli insegnanti. Dovendo sintetizzare con un tweet scriverei: torna di moda la dignità dei professori»

Perché e dove sta nella riforma?

«Finora la dignità dei professori era stata messa sotto i piedi e questo da molti anni, anche per la disattenzione della politica verso il mondo della scuola. Ricordiamo tutti gli slogan altisonanti dei vari ministri: cambieremo la scuola, ma un’attenzione vera, testarda, convinta, non c’è mai stata. Da insegnante e da politico, dico che oggi la scuola torna al centro e Renzi si è preso carico della questione ancora prima di diventare segretario del Pd quando ci comunicò l’intenzione di fare della scuola una priorità; lui disse e ha ripetuto sempre: la scuola innanzitutto. In questo contesto, la dignità dei professori viene considerata centrale perché non può essere considerato autorevole un insegnante che ha perso dignità sociale e non parlo solo di stipendio su cui, peraltro, si lavorerà attentamente»

Ce la spiega la “buona scuola” per punti?

«Il primo è sicuramente l’assunzione di oltre centomila precari e su questo Renzi ci ha messo la faccia da subito, quando a fine agosto ci convocò per una riunione ristretta comunicando che le coperture finanziarie ci sarebbero state per l’eliminazione della Gae, a mio giudizio la ‘graduatoria-vergogna’ a esaurimento. E lo dico io che ho fatto quindici anni di precariato e so cosa vuol dire vivere appesa al filo dell’incertezza. Aggiungo che dietro i 120mila precari - e parliamo di persone con oltre quarant’anni – ci sono famiglie, figli. Per tutti è un gran sospiro di sollievo e in un momento di crisi come questo, anche se si intravedono segnali di ripresa, dare lavoro a 120mila persone è un fatto concreto e importante»

Arriva la “Card del Prof”. Qual è l’obiettivo?

«E’ un aspetto della riforma che mi piace molto: significa che viene attivata una Card di 500 euro all’anno che permette all’insegnante un aggiornamento culturale che si gestisce autonomamente. Faccio un esempio pratico: io sto facendo un corso di specializzazione sulla lingua inglese con una full immersion di quattro ore a settimane e me lo pago da sola. Ora io posso farlo perché non avendo figli non mi pesa molto, ma la mia collega che ha figli fa dovuto fare sacrifici per poter seguire quel corso senza gravare sul bilancio familiare. La Card dà una risposta economica al professore consentendogli di aggiornarsi anche dal punto di vista culturale, ovvero la prima cosa che un insegnante da sempre ha dovuto e deve fare».

E del “super-preside” che si sceglie gli insegnanti che ne pensa?

«Io vivo nella scuola, ho fatto l’assessore e conosco bene questo mondo. La trovo una cosa buona e giusta perché se il preside, come responsabile di una comunità scolastica, decide che alcuni insegnanti sono meritevoli più di altri può sceglierli e inserirli nell’organico per far funzionare meglio la sua comunità. In sostanza, si assume le responsabilità – nel bene e nel male – delle proprie scelte. Ovviamente ci sarà una verifica dell’operato del preside da parte di un pool di ispettori che andranno potenziati rispetto all’attuale quadro, incaricati di verificare che il preside faccia bene il suo mestiere».

C’è poi la detrazione fiscale per le scuole paritarie, per molti ma non per tutti. Cosa risponde?

«La trovo buona e giusta e lo dico da donna di sinistra che insieme ad altri si è beccata critiche e polemiche. La detrazione fiscale per le scuole paritarie va alle famiglie ed è concentrata solo sulle scuole dell’infanzia. Il criterio è presto detto e anche qui tiro in ballo l’esempio pratico della mia esperienza di presidente di Municipio: le scuole su cui i genitori non riuscivano a trovare posto per i figli erano quelle dell’infanzia perché c’è una richiesta numericamente maggiore rispetto a un’offerta non sufficiente. Ecco perché ci siamo concentrati su questo segmento: la detrazione fiscale per le famiglie consente loro di decidere dove iscrivere il figlio; per scelta religiosa o per necessità. Il dato è che le famiglie hanno un sostegno concreto e diretto. C’è un altro elemento della riforma che ritengo per certi aspetti rivoluzionario…».

Addirittura rivoluzionario?

«Assolutamente sì e riguarda il 5 per mille alla scuola. La considero una straordinaria novità perché la scuola viene equiparata a una Onlus, a un’istituzione di servizio, che rende un servizio alla comunità. Viene ribaltato un paradigma culturale. Sono previste inoltre detrazioni anche per chi deciderà di fare donazioni alle scuole; quindi c’è un incentivo culturale ed economico per rimettere la scuola all’interno della comunità».  

Ma ci sarà pure una cosa che non le piace?

«Sì, c’è: non mi piace che questa riforma sia arrivata in ritardo, ma meglio tardi che mai…»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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