Il decreto sulle Banche Popolari

13 marzo 2015, Luca Lippi
Il decreto sulle Banche Popolari
Il decreto sulle Banche Popolari riscuote apprezzamenti dai filogovernativi mentre miete più miti entusiasmi (ovviamente) dai rappresentanti delle popolari. Vediamo quali sono i pro e i contro di un provvedimento d’urgenza che di urgente non ha nulla.

Governo e Bankitalia sono “pro” Pier Carlo Padoan accampando la necessità di un rinnovamento delle banche Popolari in un’ottica non più territoriale ma nazionale, anche in ottemperanza al quadro internazionale. Queste motivazioni sembrano motivare l’appoggio al governo anteponendo la necessità di consolidamento della solidità patrimoniale. E’ più una necessità manifestata dalla BCE che da Bankitalia, ma quando il padrone indica perentoriamente dove attaccare l’asino…

Le Banche Popolari manifestano diversi “contro”; per voce dell’amministratore delegato di Banco Popolare (Francesco Saviotti) il primo rilievo è quello dell’urgenza. Pur riconoscendo l’ineluttabilità della trasformazione dei dieci maggiori istituti di credito cooperativo in Spa, sarebbe necessario introdurre correttivi alla riforma anche per consentire un riassetto interno, il più possibile condiviso e razionale. Gli fanno eco anche gli altri amministratori che richiedono tempi tecnici per gestire la trasformazione (diversi hanno sollevato anche qualche dubbio di costituzionalità). 

Quello che sta spaventando di più è il certo assalto dei Fondi speculativi (invero già cominciato soprattutto da parte degli “amici” del nuovo che avanza) che destabilizzerebbe la governance di istituti di credito abituati a elaborare strategie collocabili in aree geografiche limitate.

I fatti sono che queste realtà sono le uniche ad avere erogato prestiti e finanziamenti a famiglie e imprese. Uno studio della CGIA di Mestre fa notare che della fase di credit crunch (2011) sino alla fine del 2013, le Popolari hanno aumentato i prestiti alla clientela del 15,4%; diversamente, quelle sotto forma di Spa e gli istituti di credito cooperativo hanno diminuito l’ammontare dei prestiti rispettivamente del 4,9 e del 2,2%. Lo stesso trend è stato registrato anche dalle banche estere: i prestiti sono diminuiti del 3,1 per cento.

Tra le 10 realtà che entro 18 mesi dovranno adeguarsi alle nuove regole ci sono anche due Popolari venete: Veneto Banca e la Popolare di Vicenza. In questi ultimi anni (2010-2013) anche loro avrebbero incrementato il volume dei prestiti. Se per la prima l’aumento sarebbe stato del 2,5%, per la seconda la crescita è stata del 9%. 

Se è vero, come è vero, che le Banche Popolari e il credito cooperativo sono le uniche ad avere svolto regolarmente il loro mestiere (al contrario delle grandi banche commerciali), e se è vero, come è vero, che queste “piccole” realtà indirettamente hanno sostenuto capitalisti e capitali che fanno circolare la liquidità all’interno del loro stesso indotto, nei fatti indirettamente, hanno sostenuto impresa e occupazione evitando che i dati disastrosi della crisi a livello nazionale fossero assai maggiori di quelli attualmente sotto gli occhi di tutti.

Che siano una lobby finanziaria è percepibile, che temano di essere fagocitati da lobby “meno nobili” è un dato incontrovertibile. Addio risparmi, si prenderanno anche quelli dopo avere strappato il Tricolore che con orgoglio hanno tenuto saldo sulle filiali contro il vento di tramontana della speculazione finanziaria globale.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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