Caso Marò, Toni Capuozzo: «Priorità è dimostrare l'innocenza. Stare ai fatti. Ho raccolto le prove»

13 novembre 2013 ore 17:08, Marta Moriconi
Caso Marò, Toni Capuozzo: «Priorità è dimostrare l'innocenza. Stare ai fatti. Ho raccolto le prove»
L'affaire Marò continua.  Massimiliano Latorre e Salvatore Girone stanno attendendo in India l’inizio del processo che li vede imputati per l’uccisione due pescatori. Il noto giornalista Toni Capuozzo, intervistato da IntelligoNews, parla del caso e tiene a precisare: «Si guardi ai fatti, la mia inchiesta ha importanti elementi che testimoniano la veridicità delle dichiarazioni dei due marò». E poi parla del processo, che non si sa ancora se sarà aperto o meno alla stampa : «Se dovessi fare di testa mia sarei già là». Lui che è amico di Latorre… Il commissario straordinario Staffan De Mistura avverte: “Ci adegueremo a seconda del capo d''accusa". E’ la scelta giusta? «Il problema è che l’Italia ha sempre avuto una linea di principio sulla questione. Inizialmente, sto parlando del governo Monti, ponendo la giusta questione della legittimità del giudizio avvenuto in acque internazionali. Processo che avrebbe dovuto essere italiano e non indiano, e comunque una questione affidata ad un arbitrato internazionale. Ma né il governo Monti né il governo Letta sono mai entrati sulle questioni di fatto. Solo di sfuggita. A me sembra che, ferme restando le perplessità sulla legittimità del giudizio che ci hanno fatto accantonare (anche perché abbiamo accettato che i fucilieri della nostra Marina venissero interrogati dalla Nia), ora si tratterebbe di muoversi finalmente sui fatti. A riguardo, ho fatto un’inchiesta portando importanti elementi che testimoniano la veridicità delle dichiarazioni di La Torre e Girone rispetto a quell’incidente in acque internazionali». La sua inchiesta cosa ha rilevato? «Abbiamo dimostrato che l’armatore, il capitano del peschereccio ,aveva dichiarato il rientro al porto che l’incidente era appena avvenuto, poco prima delle 21. Ma i colpi a vuoto dei marò sono  avvenuti verso le 16 ore indiane. Abbiamo prodotto tutta una serie di comunicazioni tra la Guardia Costiera Indiana e la Lexie, che testimoniano come le forze dell’ordine indiane si siano mosse dopo le 21 e quindi dopo l’incidente mortale e non dopo le 16, quando era successo quello che avevano dichiarato i Marò, cioè gli spari in acqua contro un’imbarcazione sulla quale avevano visto uomini armati a bordo». Ora de Mistura ha dichiarato anche che la Nia indiana ha un problema, perché secondo loro le pallottole italiane che gli ufficiali hanno in dotazione non coinciderebbero con… «E’ stato generoso. L’inchiesta indiana non ha un problema, ha molti problemi. A cominciare dall’orario dell’incidente, fino alle analisi balistiche. Poi c’è la questione dei proiettili che stanno dall’altra parte dello scafo... Non occorre avere una patente nautica per immaginare che è molto difficile che una petroliera così, che va a 12 nodi l’ora possa sentirsi minacciata da un peschereccio che va al massimo a 8 nodi l’ora. E’ un’inchiesta, quella indiana, che fa acqua da tutte le parti. Sono ansioso di vedere, durante il processo, come cercheranno di dimostrare la colpevolezza dei nostri marò. L’india ha fretta di chiudere perché è imbarazzata, l’imputazione è supportata malissimo, a più riprese ho portato all’attenzione elementi che spiegano bene la vicenda e gli errori di valutazione». Enfatizzare l'aspetto medico di uno dei due marò, come ha fatto un deputato, per molti non è utile alla causa. Per lei? «Mi auguro stiano il meno possibile là. Ma quello che mi interessa da amico di uno dei due, La Torre, è che venga sottolineato che è innocente, e questo interessa più che il fatto che uno dei due versi in condizioni cattive di salute psico-fisica. E’ un limbo che dura da 20 mesi, il grave è che sono accusati di ciò che non hanno commesso». L’India sembra avere una certa fretta. E’ così? «Credo che vogliano chiudere la faccenda perché è imbarazzante per l’Italia per come si è comportata in questa vicenda, ma soprattutto per l’India. Il processo si svolgerà davanti a un Tribunale Speciale figlio della common law inglese, che dovrà produrre prove di consapevolezza certe. Non so se sarà aperto alla stampa. E’ importante che il collegio di difesa prenda nota delle inchieste giornalistiche che hanno supportato degli elementi di smentita fortissima». Se la stampa sarà ammessa a seguire questo processo, lei ci sarà o quello che ha potuto fare lo ha fatto? «Mi piacerebbe esserci ma come in tutte le redazioni devo fare i conti i costi. Se dovessi fare di testa mia sarei già là».
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