Kazakhstan: uno speciale lasciapassare per il made in Italy

13 novembre 2014, intelligo
Kazakhstan: uno speciale lasciapassare per il made in Italy
di Gianfranco Librandi
Il perdurare della crisi in Ucraina non lascia presagire nulla di buono per quanto riguarda le relazioni commerciali fra i paesi dell’Europa Occidentale e la Russia; anzi, gli ultimi venti hanno visto crescere la minaccia di un ulteriore inasprimento delle sanzioni reciproche, come lasciato trasparire dalla stessa Madame PESC, Federica Mogherini. Sanzioni la cui efficacia sotto il profilo politico è assai dubbia, ma che, intanto, stanno producendo gravissimi danni al nostro export, in particolare, ad oggi, al settore agro-alimentare, che si è visto di colpo chiudere in faccia le porte dell’immenso mercato russo. Cosa che, per inciso, sta favorendo la concorrenza di produttori sudamericani ed asiatici. E quello agro-alimentare è solo un settore colpito da queste sanzioni, altri appaiono già in sofferenza, e altri ancora tremano di fronte alle minacce future. La chiusura dell’export verso la Russia appare, per altro, particolarmente gravosa a fronte sia della recessione in atto nel nostro mercato interno, sia per il fatto che l’Est eurasiatico rappresenta, ogni giorno di più, la Nuova Terra Promessa per le nostre aziende; un territorio vastissimo, con nuovi ceti medi in costante crescita e sempre più attratti, in tutti i campi, dal Made in Italy. Di qui la necessità, vitale, di trovar il modo di compensare i contraccolpi della crisi internazionale innescata dal conflitto ucraino, e, soprattutto, di entrare da altre porte nel vastissimo mercato eurasiatico, che proprio di recente ha cominciato a riaggregarsi con l’Unione Doganale fra Russia, Kazakhstan e Bielorussia, primo passo per la nascita di una vera e propria Unione Economica che dovrebbe presto aggregare altre repubbliche dell’Asia Centrale e del Caucaso. E proprio il Kazakhstan rappresenta, oggi, il paese chiave per costruire una sorta di nuova Via della Seta in grado di veicolare verso Oriente le nostre merci e, soprattutto, una vera e propria ‘terra promessa’ per quelle aziende italiane capaci di investire in settori altamente qualificati e, al contempo, differenziati. Infatti il Kazakhstan – che gode di una rara stabilità politica e che, pur essendo partner di Mosca nella nuova Unione Eurasiatica, intrattiene eccellenti rapporti sia con Washington sia con i paesi della UE – sta favorendo in tutti i modi gli investitori e, soprattutto, gli imprenditori stranieri, con una politica volta a costruire un sistema industriale ed economico che non dipenda più esclusivamente dallo sfruttamento delle, pur immense, risorse naturali, petrolio, gas, uranio, terre rare.... Tant’è che Astana ha individuato sei settori prioritari per lo sviluppo futuro: agroalimentare, metallurgico, petrolchimico, chimico industriale ed agrochimico, materiali di costruzione. Sei settori in cui spera di attrarre imprese estere capaci di portare in terra kazaka il know how necessario al loro sviluppo, per dare vita a dei poli industriali che  - con la scelta di evitare i grandi carrozzoni pubblici e di favorire invece le piccole e medie imprese  - ricordano molto quei “distretti industriali” che rappresentano l’ossatura della nostra economia e, in particolare di regioni - come il Nord Est, la Lombardia, l’Emilia-Romagna, ma anche aree del centro-sud quali il Lazio e la Puglia - che hanno costituito i motori della crescita del “sistema Italia” nel recente passato. Per favorire questo sviluppo il Governo del Kazakhstan sta ponendo in essere tutta una serie di politiche concrete, che si fondano sul principio di un partenariato pubblico-privato e che sono volte a creare un clima favorevole per le imprese estere interessate. Già dal giugno scorso sono state approvate l’esenzione di tutti i dazi doganali per l’importazione di attrezzature, accessori, ricambi, materie prime e materiali di consumo. Inoltre sono previste sovvenzioni statali sino al 30% del totale degli investimenti in immobilizzazioni materiali, quindi terreni, edifici, macchinari, veicoli, attrezzature industriali, apparecchiature informatiche e di servizio... Infine sono previste notevoli agevolazioni fiscali, con un’esenzione totale dall’imposta fondiaria e da quella sul reddito della società per dieci anni; e dell’imposta patrimoniale per otto anni. Inoltre va ricordato che il Kazakhstan ha deciso di concedere una via preferenziale alle aziende di alcuni paesi “amici”, fra cui, in prima fila, l’Italia. Tant’è che dal 15 Luglio scorso sino al prossimo 15 Luglio 2015 ai cittadini italiani è concesso l’ingresso nel Paese senza necessità di visti, abbattendo così una barriera che ostacolava, o per lo meno rendeva più macchinose, le relazioni commerciali. Decisione particolarmente significativa, se si pensa che nel 2017 Astana ospiterà l’Expo internazionale dedicata alle Energie Alternative. Una grande vetrina per il Kazakhstan, certo; ma anche una grande occasione per le nostre aziende che sin da oggi potrebbero trovare nel mercato centro-asiatico un’importante compensazione di fronte ad altre porte che si sono andate chiudendo.
autore / intelligo
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