Unicredit dà un taglio ai posti di lavoro ma salva l'utile

13 novembre 2015 ore 9:51, Luca Lippi
Unicredit dà un taglio ai posti di lavoro ma salva l'utile
Il mercato è fatto così, premia chi taglia gli sprechi! Si può anche avere una flessione di utile netto, ma quello che conta è tagliare i rami secchi, senza rami secchi ogni pianta rinasce. Questo succede a Unicredit, che fa tanto clamore perché è molto grande non perché adotti un provvedimento diverso dai provvedimenti adottati da altre aziende. Unicredit taglia 6900 posti di lavoro in Italia, ma il numero è assai più grande. Sono totali 18.200 entro il 2018, ai quali si aggiungono 12.200 sia nei Corporate Centres (-17% rispetto al 2014) sia nella rete di banche commerciali in Italia, Germania, Austria  e nell'area CEE (-9% rispetto al 2014). In questo modo, nel 2018, la forza lavoro del gruppo ammonterà 111 mila unità. 

Taglio costi: entro il 2018 ci saranno tagli per 1,6 miliardi di euro e contestualmente un piano di investimenti per 1,2 miliardi nell’innovazione tecnologica. Tra le varie misure è prevista la cessione o ristrutturazione dei business poco redditizi come il retail banking in Austria e il leasing in Italia, in aggiunta rispetto alla continua riduzione del portafoglio della Non Core (sono attività non specifiche dell’azienda).

Target finanziari al 2018: l’utile netto è previsto a quota 5,3 mld di euro nel 2018 con RoTE (indicatore che misura il tasso di rendimento sul patrimonio netto tangibile) all'11%. I costi totali a 12,9 mld con rapporto costi/ricavi pari al 50%. A livello patrimoniale il CET1 ratio (Il rapporto tra il capitale di migliore qualità e le attività ponderate per i rischi)  fully loaded a 12,6%, più alto del target interno pari a 11,5%, nella nota si legge: "in grado di consentire una distribuzione cospicua di dividendi. Ghizzoni (amministratore delegato di Unicredit) dice: “Abbiamo approvato un Piano che prevede per il 2018 obiettivi importanti in termini di redditività e coefficienti patrimoniali, confermando la capacità del gruppo di generare capitale in modo organico e di distribuire dividendi. E' un Piano rigoroso e serio e al tempo stesso ambizioso. Ma è soprattutto realistico, perché si basa su azioni che dipendono dalle nostre scelte manageriali, ed è un piano totalmente autofinanziato".

Utile terzo trimestre: archiviato il terzo trimestre dell'anno con un utile netto pari a 507 milioni di euro, in flessione del 29,8% rispetto all'analogo trimestre del 2014. Considerando i primi 9 mesi dell'anno l'utile netto di Unicredit supera quota 1,9 mld escluse circa 400 mln di componenti straordinarie relative a nuovi oneri sistemici, alla svalutazione di Ukrsotsbank e a maggiori accantonamenti su crediti denominati in franchi svizzeri (CHF) in Croazia. Il CET1 ratio transitional pro-forma risulta alla fine del terzo trimestre pari a 10,53% (+1pb trim/trim) e arriva a 10,93% includendo la JV Pioneer-Santander.

In sintesi, cercando di produrre una valutazione comprensibile anche a chi non si occupa di finanza professionalmente, Unicredit è un’azienda complessivamente in buono stato, per puntare a trasformare il “buono” stato in “ottimo” ha deciso entro il 2018 ti tagliare ogni costo inutile e soprattutto tagliando tutte le “dipendenze” che non si occupano direttamente di investimenti finanziari a ritorno diretto” il cosiddetto non core. In sostanza si mette a fare la banca e basta! Riguardo il taglio dei dipendenti, è normale che la maggior parte è non ricollocazione dei posti a seguito della uscita di dipendenti che vanno in pensione, tutto il resto è conseguenza della chiusura di “dipendenze” non core e non rinnovo di contratti a termine.

autore / Luca Lippi
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