Visto negato a Salvini, CasaPound replica: “Tirati in ballo, non siamo antisemiti. Un errore le leggi razziali”

13 novembre 2015 ore 11:22, Andrea Barcariol
Visto negato a Salvini, CasaPound replica: “Tirati in ballo, non siamo antisemiti. Un errore le leggi razziali”
Intervistato da IntelligoNews, Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, affronta la vicenda legata al visto negato a Matteo Salvini per entrare in Israele e condanna l’episodio “inquietante” avvenuto ieri a Milano dove un ebreo è stato accoltellato.

All’interno della comunità ebraica si parla di voi come causa del visto negato a Salvini. Vuole replicare?

«Non si usi CasaPound per attaccare Salvini, noi non siamo razzisti, non siamo antisemiti, non abbiamo problemi con Israele e non vediamo proprio quale sia la connessione tra il visto negato e il nostro rapporto. Tra l’altro l’ambasciata ha chiarito e smentito tutte queste voci, ma si è cercato di tirare CasaPound dentro questa storia. Abbiamo sempre detto parole chiare su Israele e la Palestina, non capisco da dove possa essere nata questa idea. Ripeto, nonostante il nostro richiamo ideologico al fascismo, non siamo antisemiti, ad alcuni sembrerà strano, ma il fascismo nella sua dottrina non è stato razzista e antisemita».

Nel 1938, però, sono state fatte le leggi razziali.


«Quelle sono state un errore, gli ebrei italiani avevano partecipato al regime, preso parte alla marcia su Roma, fino ad esprimere ministri che hanno governato con Mussolini. Poi c’è stata la separazione, dovuta a motivi geopolitici, che è stata sicuramente un errore. Da qui a dire che Salvini non può andare in Israele per l’amicizia con CasaPound ce ne passa».

Come sono ora i rapporti con Salvini dopo la manifestazione di Bologna?


«Domani a Milano ci sarà una conferenza di Sovranità e Salvini parteciperà. Stiamo continuando a costruire il fronte sovranista, le dichiarazioni di domenica di Berlusconi, Salvini e Meloni non hanno spostato di una virgola lo scenario iniziale. Salvini si propone come premier, Berlusconi dice di no e la Meloni vuole le primarie. Paradossalmente si sono allontanati. Il rapporto con Salvini, quindi, va avanti».

Ieri a Milano è stato accoltellato un ebreo. Che idea si è fatto dell’episodio?

«E’ un episodio inquietante che questa volta accade a casa nostra. E’ la riproposizione di quanto sta succedendo tra Israele e Palestina. Noi da sempre auspichiamo un processo di pace e un impegno internazionale più forte. I muri non servono e non bastano».

A Milano, sugli scontri No-Expo del primo maggio, si parla di “blocco nero”. Cosa ne pensa?


«Non si vuole dare mai la colpa dentro alla galassia dei centri sociali dove queste persone militano e che sono foraggiati dalla sinistra. Sono gli stessi che cercano di impedire le manifestazioni altrui, come accaduto a Bologna con Salvini o in altre città. Purtroppo non si scandalizza mai nessuno per quello che succede, anzi qualcuno come il comunista Ferrero dice che hanno ragione. Se CasaPound facesse la stessa cosa verrebbe subito sciolta. Non mi pronuncio sul lavoro della magistratura ma dico che verso questi soggetti c’è una tolleranza incredibile».


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