Bankitalia: prosegue la stretta creditizia, sconfessa Moody’s?

13 novembre 2015 ore 11:33, Luca Lippi
Bankitalia: prosegue la stretta creditizia, sconfessa  Moody’s?
Abbiamo scritto sulla valutazione di Moody’s che ha “promosso” il sistema bancario passando il giudizio da “negativo a stabile”, e poi avevamo analizzato se questa novità poteva concedere speranze ai richiedenti di nuovi mutui. La risposta è stata ovviamente di “no”, ma neanche a farlo apposta ci corre in soccorso la Banca d’Italia dicendoci che il sistema bancario non arresta la stretta creditizia nei confronti delle imprese (figurarsi ai privati).

Banca d’Italia ha presentato proprio ieri i dati sul credito alle imprese da parte degli istituti di credito italiani; pur segnalando un rallentamento della stretta (ma c’è da considerare che migliaia di imprese non esistono più) anche riguardo il mese di settembre  i prestiti bancari alle imprese (società non finanziarie) sono diminuiti, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, dello 0,9%. Il segretario della Cgia di Mestre Renato Mason dice specificatamente: “Nonostante la forte iniezione di liquidità immessa sul mercato dalla BCE in quest’ultimo anno il perdurare della contrazione dei prestiti alle imprese rischia di penalizzare gli investimenti. E’ vero che sta aumentando l’utilizzo degli impianti, ma per riagganciare la ripresa è necessario tornare ad investire. Per questo auspichiamo che il Governo incentivi le politiche per l’innovazione e la crescita che non potranno prendere slancio senza uno sblocco del credito”.

In sostanza, c’è la conferma di quanto anticipato da noi mercoledì scorso, l’agenzia di rating Moody’s non ha fatto altro che valutare il miglioramento delle situazioni di stallo (crediti incagliati) e il miglioramento delle nuove erogazioni (maggiori garanzie per crediti di minore entità). Praticamente diminuiscono gli importi erogati ma migliorano la qualità delle garanzie migliorando contestualmente il credito che assume una valutazione inevitabilmente migliore. E parliamo di imprese, che comunque hanno a disposizione la forza propulsiva del lavoro e degli ordini, che non sono proprio soldi liquidi, ma entrate future. Questo purtroppo non è computabile per un privato specie alla luce della maggiore precarietà del mercato del lavoro, quindi confermiamo l’assenza totale di miglioramento delle condizioni per il favore di una maggiore concessione di credito, siano essi crediti personale sia mutui.

In aggiunta alla nostra valutazione c’è la valutazione giusta e attenta del segretario della Cgia che aggiunge a proposito: “Rispetto ad un anno fa i depositi sono aumentati del 3,4 per cento. Speriamo che questa inclinazione delle famiglie a risparmiare sia una scelta temporanea che preluda, una volta consolidata la fiducia, ad una immissione di questi soldi nel mercato per rilanciare i consumi”. L’aumento dei depositi è la conseguenza del Qe che garantendo alle banche l’acquisto di titoli di stato che altrimenti avrebbero dovuto sostenere le banche direttamente, e formandosi interessi negativi sui rendimenti dei titoli rappresentativi del debito pubblico (investimento tradizionale dei risparmiatori di fascia medio/bassa) molta massa di risparmio staziona sui conti correnti entrando nella disponibilità a pronto delle banche. Nonostante questo, le banche manifestano ancora ritrosia a concedere credito; non è certo una situazione adatta a sottoscrivere la situazione di “ripresa” propagandata a gran voce.

autore / Luca Lippi
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