Delitto Ancona, Bruzzone: "Ad aiutare Tagliata non escluderei una terza persona. Ecco perché"

13 novembre 2015 ore 13:16, Lucia Bigozzi
Delitto Ancona, Bruzzone: 'Ad aiutare Tagliata non escluderei una terza persona. Ecco perché'
“Le traiettorie balistiche dei proiettili consentono una ricostruzione scientifica affidabile e io credo più a quelle che alle dichiarazioni di Tagliata. Se continua così… rischia almeno trent’anni,, se gli va bene, anche se il capo di imputazione a suo carico è da ergastolo”. Roberta Bruzzone, criminologa, torna sul delitto di Ancona alla luce delle novità emerse dalle indagini e sulla base di quanto scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, con al centro quel “colpo finale” sparato in testa alla madre della fidanzata quando era già a terra ferita. Nella conversazione con Intelligonews, avanza anche un’ipotesi sul ruolo di un’altra persona nel reperimento della pistola con matricola abrasa e degli 86 proiettili. 

Alla luce dei nuovi elementi emersi dalle indagini, si è trattato di un’esecuzione? Il gip scrive del colpo finale sparato alla donna che già era a terra ferita. Da criminologa lei che idea si è fatta?

«Temo che se Tagliata continua a comportarsi così non andrà molto lontano. Le traiettorie di tipo balistico consentono una ricostruzione scientifica precisa e affidabile. Se il gip si è espresso così nell’ordinanza di custodia cautelare, significa che ha già ricevuto informazioni tecniche, si è confrontata con gli esperti ed è in grado di fare una valutazione altrettanto scientifica. Le traiettorie di tipo balistico sconfessano platealmente quanto riferisce Tagliata e sulla base di quanto emerso dalla scena del crimine che ritengo molto più affidabile della versione del diciottenne»

Dopo le novità emerse, che pena rischia il diciottenne?

«Se gli va bene, ma deve andargli proprio bene, rischia trent’anni perché il capo di imputazione sulla base degli elementi raccolti - il fatto che aveva con sé un’arma e i futili motivi – è tale per una pena come l’ergastolo»

Il giovane ha riferito agli inquirenti di aver sparato "a caso", di aver avuto "gli occhiali appannati" ma anche dichiarato che c’era fumo di copertura, linguaggio classico del mondo dei videogame. Sul piano psichiatrico e della criminologia cosa indica questo particolare?
 
«Non scomoderei la psichiatria e la criminologia di fronte a un goffo tentativo di far credere ciò che lui pensava in quel momento, cioè di doversi difendere. Non lo rubricherei se non come bugia e non certo come elemento di alterazione percettiva della realtà»

Tuttavia, sul piano piscologico in fatti gravi di cronaca il collegamento con il mondo dei videogame è un elemento abbastanza ricorrente. E’ possibile stabilire un nesso?

«Non possiamo certo affermare che in chi fruisce di videogame si possa scatenare una reazione di questo tipo, ancorchè sistemica. Anche se, va ricordato, che ci sono videogame molto violenti, pure rivolti a bambini di dodici anni e nonostante sul prodotto vi siano indicate le fasce d’età per l’utilizzo, talvolta i genitori non le rispettano acquistando il videogame per il figlio. Certo, in soggetti che hanno un profilo particolare e che decidono di commettere atti violenti, in questo caso lucidamente come indicano gli elementi emersi dalle indagini, è chiaro che la fruizione di videogame allontana dall’impatto di quanto viene fatto ed esecuzioni di questo genere avvengono più lucidamente; tuttavia questo non interferisce sulla gravità di ciò che si sta facendo. Ricordiamoci che il ragazzo ha comprato una pistola con la matricola abrasa al mercato nero con ben 86 proiettili: non è che ci sono offerte o promozioni al mercato nero. Il che vuol dire che c’è stata una precisa richiesta e un preciso accordo nell’importo economico per pistola e quantitativo di proiettili. Su questo punto, mi permetto di ipotizzare anche l’intervento di un’altra persona: vedo difficile, infatti, che un ragazzo di 18 anni possa reperire questo genere di materiale senza l’influenza, la regia o l’intervento di un individuo più adulto o magari più avvezzo a questo tipo di attività. Questo testimonia una pericolosità totalmente incompatibile con il disturbo mentale tale da inficiare la capacità di intendere e volere»

In base alla sua esperienza, si può recuperare un ragazzo che ha 18 anni compie un atto del genere?

«Aggiungo: un atto del genere in un contesto di banale contrasto con la famiglia della ragazza, cosa che peraltro sperimentano molti ragazzi a quella età?».

Ha completato la domanda, si dia la risposta.

«La mia risposta molto franca è: probabilmente no, perché è il segno di una struttura di personalità che difficilmente può indicare ampi spazi di miglioramento»

Che tipo di uomo sarà Antonio Tagliata?

«Beh, se il buongiorno di vede dal mattino… se un ragazzo a 18 anni per un no fa fuori una famiglia non oso pensare cosa potrebbe accadere di fronte ad altre frustrazioni che la vita mette davanti a ciascuno di noi e che ciascuno di noi è chiamato a dover mediare ogni giorno. Sicuramente sarà un adulto che avrà un livello di pericolosità per molti anni»
 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]